Udienza Generale di Papa Francesco del 18 maggio 2016 – Ignorare il povero è disprezzare Dio

Nella catechesi dell’Udienza Generale di oggi, 18 maggio 2016 in piazza San Pietro, Papa Francesco ha centrato la sua riflessione intorno alla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (Lc 16, 19-20a.22.24-25). Quest’ultimo – ha sottolineato il Santo Padre – rappresenta bene il grido silenzioso dei poveri e le contraddizioni di un mondo in cui le ricchezze sono nelle mani di pochi. Il ricco è condannato non per la sua condizione sociale, ma perché non ha avuto compassione del povero e non lo ha soccorso. Quanta gente anche oggi – ha detto il Papa – fa finta di non vedere i poveri, disprezzandoli; ma, ha sottolineato il Santo Padre, facendo questo noi disprezziamo Dio. Provare misericordia per il prossimo, apre il nostro cuore alla misericordia di Dio, se non spalanchiamo la porta del nostro cuore al povero – ha detto il Papa – quella porta rimane chiusa, anche per Dio! Facciamo dunque penetrare nel nostro cuore la Parola di Dio e riconosciamo i poveri che incontreremo sulla nostra strada come Gesù stesso, perché come ha detto Lui: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Desidero soffermarmi con voi oggi sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro. La vita di queste due persone sembra scorrere su binari paralleli: le loro condizioni di vita sono opposte e del tutto non comunicanti. Il portone di casa del ricco è sempre chiuso al povero, che giace lì fuori, cercando di mangiare qualche avanzo della mensa del ricco. Questi indossa vesti di lusso, mentre Lazzaro è coperto di piaghe; il ricco ogni giorno banchetta lautamente, mentre Lazzaro muore di fame. Solo i cani si prendono cura di lui, e vengono a leccare le sue piaghe. Questa scena ricorda il duro rimprovero del Figlio dell’uomo nel giudizio finale: «Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero […] nudo e non mi avete vestito» (Mt 25,42-43). Lazzaro rappresenta bene il grido silenzioso dei poveri di tutti i tempi e la contraddizione di un mondo in cui immense ricchezze e risorse sono nelle mani di pochi.

Gesù dice che un giorno quell’uomo ricco morì,  – i poveri e i ricchi muoiono, hanno lo stesso destino, tutti noi, non ci sono eccezioni a questo – e allora si rivolse ad Abramo supplicandolo con l’appellativo di “padre” (vv. 24.27). Rivendica perciò di essere suo figlio, appartenente al popolo di Dio. Eppure in vita non ha mostrato alcuna considerazione verso Dio, anzi ha fatto di sé stesso il centro di tutto, chiuso nel suo mondo di lusso e di spreco. Escludendo Lazzaro, non ha tenuto in alcun conto né il Signore, né la sua legge. Ignorare il povero è disprezzare Dio! E questo dobbiamo impararlo bene: Ignorare il povero è disprezzare Dio! C’è un particolare nella parabola che va notato: il ricco non ha un nome, mentre quello del povero è ripetuto cinque volte, e “Lazzaro” significa “Dio aiuta”. Lazzaro, che giace davanti alla porta, è un richiamo vivente al ricco per ricordarsi di Dio, ma il ricco non accoglie tale richiamo. Sarà condannato pertanto non per le sue ricchezze, ma per essere stato incapace di sentire compassione per Lazzaro e di soccorrerlo.

Nella seconda parte della parabola, ritroviamo Lazzaro e il ricco dopo la loro morte (vv. 22-31). Nell’al di là la situazione si è rovesciata: il povero Lazzaro è portato dagli angeli in cielo presso Abramo, il ricco invece precipita tra i tormenti. Allora il ricco «alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui». Egli sembra vedere Lazzaro per la prima volta, ma le sue parole lo tradiscono: «Padre Abramo – dice – abbi pietà di me e manda Lazzaro – lo conosceva! – a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma». Adesso il ricco riconosce Lazzaro e gli chiede aiuto, mentre in vita faceva finta di non vederlo. Quante volte tanta gente fa finta di non vedere i poveri, per loro i poveri non esistono. Prima gli negava pure gli avanzi della sua tavola, e ora vorrebbe che gli portasse da bere! Crede ancora di poter accampare diritti per la sua precedente condizione sociale. Dichiarando impossibile esaudire la sua richiesta, Abramo in persona offre la chiave di tutto il racconto: egli spiega che beni e mali sono stati distribuiti in modo da compensare l’ingiustizia terrena, e la porta che separava in vita il ricco dal povero, si è trasformata in «un grande abisso». Finché Lazzaro stava sotto casa sua, per il ricco c’era la possibilità di salvezza, ma ora che entrambi sono morti, la situazione è diventata irreparabile. Dio non è mai chiamato direttamente in causa, ma la parabola mette chiaramente in guardia: la misericordia di Dio verso di noi è legata alla nostra misericordia verso il prossimo; quando manca questa, anche quella non trova spazio nel nostro cuore chiuso, non può entrare. Se io non spalanco la porta del mio cuore al povero, quella porta rimane chiusa, anche per Dio. E questo è terribile!

A questo punto, il ricco pensa ai suoi fratelli, che rischiano di fare la stessa fine, e chiede che Lazzaro possa tornare nel mondo ad ammonirli. Ma Abramo replica: «Hanno Mosè e i profeti, ascoltino loro». Per convertirci, non dobbiamo aspettare eventi prodigiosi, ma aprire il cuore alla Parola di Dio, che ci chiama ad amare Dio e il prossimo. La Parola di Dio può far rivivere un cuore inaridito e guarirlo dalla sua cecità. Il ricco conosceva la Parola di Dio, ma non l’ha ascoltata, non l’ha accolta nel cuore, perciò è stato incapace di aprire gli occhi e di avere compassione del povero. Nessun messaggero e nessun messaggio potranno sostituire i poveri che incontriamo nel cammino, perché in essi ci viene incontro Gesù stesso: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Così nel rovesciamento delle sorti che la parabola descrive è nascosto il mistero della nostra salvezza, in cui Cristo unisce la povertà alla misericordia. Cari fratelli e sorelle, ascoltando questo Vangelo, tutti noi, insieme ai poveri della terra, possiamo cantare con Maria: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52-53).

Grazie

Queste le parole più utilizzate da Papa Francesco nella catechesi:

parole papa Francesco

Un pensiero su “Udienza Generale di Papa Francesco del 18 maggio 2016 – Ignorare il povero è disprezzare Dio

  1. Questa dura parabola parla dell’Inferno. Che Gesù stesso afferma esistere, non vuoto, tormentoso, definitivo. Non si dice che il ricco fosse malvagio, il suo peccato consiste nella “omissione di soccorso”. Triste pensare come la sua supplica a favore dei fratelli ancora in vita, che denota compassione, non possa essere esaudita.
    Pietà di noi, Signore, secondo la Tua misericordia.

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