Udienza Generale di Papa Francesco del 7 dicembre 2016 – La speranza non delude!

Papa Francesco ha iniziato nell’Udienza Generale di oggi, 7 dicembre 2016 in Aula Paolo VI, una serie di catechesi sulla Speranza cristiana. La speranza non delude – ha sottolineato il Santo Padre – e nei momenti più bui pensiamo sempre al Signore che cammina con noi, che ci prende per mano e non ci lascia mai soli. Facciamo in modo di non perdere mai il sorriso, quel sorriso che solo la Speranza di trovare Dio ci può dare. Dobbiamo tornare a Dio, convertire il nostro cuore preparandoci all’incontro con il Bambino che ci ridonerà il sorriso. Sentiamoci piccoli e bisognosi di Dio e con Lui, con Gesù, trasformeremo il nostro deserto in una strada pianeggiante sulla quale andare incontro alla gloria del Signore. Lasciamoci insegnare la speranza – ha concluso il Papa – attendiamo fiduciosi la venuta del Signore e qualunque sia il deserto delle nostre vite, questo diventerà un giardino fiorito

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Iniziamo oggi una nuova serie di catechesi, sul tema della speranza cristiana. È molto importante perché la Speranza non delude, l’ottimismo delude, la speranza no, chiaro? Ne abbiamo tanto bisogno, in questi tempi che appaiono oscuri, in cui a volte ci sentiamo smarriti davanti al male e alla violenza che ci circondano, davanti al dolore di tanti nostri fratelli. Ci vuole la Speranza. Ci sentiamo smarriti e anche un po’ scoraggiati, perché ci troviamo impotenti e ci sembra che questo buio non debba mai finire.

Ma non bisogna lasciare che la speranza ci abbandoni, perché Dio con il suo amore cammina con noi – io spero perché Dio è accanto a me e questo possiamo dirlo ognuno di noi: possiamo dire “ho speranza” perché Dio cammina con me, cammina e mi porta per mano.  Dio non ci lascia soli, il Signore Gesù ha vinto il male e ci ha aperto la strada della vita.

E allora, in particolare in questo tempo di Avvento, che è il tempo dell’attesa, in cui ci prepariamo ad accogliere ancora una volta il mistero consolante dell’Incarnazione e la luce del Natale, è importante riflettere sulla speranza. Lasciamoci insegnare dal Signore cosa vuol dire sperare. Ascoltiamo quindi le parole della Sacra Scrittura, iniziando con il profeta Isaia, il grande profeta dell’Avvento, il grande messaggero della speranza.

Nella seconda parte del suo libro, Isaia si rivolge al popolo con un annuncio di consolazione:

«Consolate, consolate il mio popolo

– dice il vostro Dio.

Parlate al cuore di Gerusalemme

e gridatele che la sua tribolazione è compiuta,

la sua colpa è scontata […]».

Una voce grida:

«Nel deserto preparate la via al Signore,

spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.

Ogni valle sia innalzata,

ogni monte e ogni colle siano abbassati;

il terreno accidentato si trasformi in piano

e quello scosceso in vallata.

Allora si rivelerà la gloria del Signore

e tutti gli uomini insieme la vedranno,

perché la bocca del Signore ha parlato» (40,1-2.3-5).

Questo è quello che dice il profeta Isaia. Dio Padre consola suscitando consolatori, a cui chiede di rincuorare il popolo, i suoi figli, annunciando che è finita la tribolazione, è finito il dolore, e il peccato è stato perdonato. È questo che guarisce il cuore afflitto e spaventato. Perciò il profeta chiede di preparare la via al Signore, aprendosi ai suoi doni e alla sua salvezza.

La consolazione, per il popolo, comincia con la possibilità di camminare sulla via di Dio, una via nuova, raddrizzata e percorribile, una via da approntare nel deserto, così da poterlo attraversare e ritornare in patria. Perché il popolo a cui il profeta si rivolge stava vivendo la tragedia dell’esilio a Babilonia, e adesso invece si sente dire che potrà tornare nella sua terra, attraverso una strada resa comoda e larga, senza valli e montagne che rendono faticoso il cammino, una strada spianata nel deserto. Preparare quella strada vuol dire dunque preparare un cammino di salvezza un cammino di liberazione da ogni ostacolo e inciampo.

L’esilio era stato un momento drammatico nella storia di Israele, quando il popolo aveva perso tutto, la patria, la libertà, la dignità, e anche la fiducia in Dio. Si sentiva abbandonato e senza speranza. Invece, ecco l’appello del profeta che riapre il cuore alla fede. Il deserto è un luogo in cui è difficile vivere, ma proprio lì ora si potrà camminare per tornare non solo in patria, ma tornare a Dio, e tornare a sperare e sorridere. Quando siamo nel buio e nelle difficoltà non viene il sorriso; c’è la speranza che ci insegna a sorridere in quella strada per trovare Dio. Una delle prime cose che accadono alle persone che si staccano da Dio è la mancanza del sorriso – forse sono capaci di fare una grande risata, ne fanno una dietro l’altra, una battuta e una risata, ma il sorriso manca, il sorriso lo dà solo la Speranza, il sorriso della Speranza di trovare Dio.

La vita è spesso un deserto, è difficile camminarci dentro, ma se ci affidiamo a Dio può diventare bella e larga come un’autostrada. Basta non perdere mai la speranza, basta continuare a credere, sempre, nonostante tutto. Quando noi ci troviamo davanti a un bambino ci viene da dentro un sorriso perché ci troviamo davanti alla speranza: un bambino è una speranza. Dobbiamo vedere nella vita, in questo cammino la speranza di trovare Dio, Dio che si è fatto bambino per noi. E ci farà sorridere, ci darà tutto.

Proprio queste parole di Isaia vengono poi usate da Giovanni il Battista nella sua predicazione che invitava alla conversione: «Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore» (Mt 3,3). È una voce che grida dove sembra che nessuno possa ascoltare – chi può ascoltare nel deserto? I lupi – e che grida nello smarrimento dovuto alla crisi di fede. Non possiamo negare che il mondo di oggi è in crisi di fede. Sì, possiamo dire ‘io credo in Dio, sono cristiano’ ma la tua vita è ben lontana dall’essere cristiana, è ben lontana da Dio.  La religione, la fede, è diventata solo una parola “io credo” ma qui si tratta di tornare a Dio, convertire il cuore a Dio e andare per questa strada, per trovarlo; Lui ci aspetta. Questa è la predicazione di Giovanni Battista: preparare l’incontro con questo bambino che ci ridonerà il sorriso.

Gli Israeliti, quando il Battista annuncia la venuta di Gesù, è come se fossero ancora in esilio, perché sono sotto la dominazione romana, che li rende stranieri nella loro stessa patria, governati da occupanti potenti che decidono delle loro vite. Ma la vera storia non è quella fatta dai potenti, bensì quella fatta da Dio insieme con i suoi piccoli. La vera storia, quella che rimarrà nell’eternità, è quella che scrive Dio con i suoi piccoli. Dio con Maria, Dio con Gesù, Dio con Giuseppe, Dio con i piccoli. Quei piccoli e semplici che troviamo intorno a Gesù che nasce: Zaccaria ed Elisabetta, anziani e segnati dalla sterilità, Maria, giovane ragazza vergine promessa sposa a Giuseppe, i pastori, che erano disprezzati e non contavano nulla. Sono i piccoli, resi grandi dalla loro fede, i piccoli che sanno continuare a sperare. La Speranza è una virtù dei piccoli. I grandi, quelli soddisfatti, non conoscono la speranza, non sanno cosa sia.

Sono loro – i piccoli con Dio, con Gesù – che trasformano il deserto dell’esilio, della solitudine disperata, della sofferenza, in una strada piana su cui camminare per andare incontro alla gloria del Signore. E arriviamo al dunque: lasciamoci insegnare la speranza, attendiamo fiduciosi la venuta del Signore, e qualunque sia il deserto delle nostre vite – ognuno sa in quale deserto cammina – diventerà un giardino fiorito. La speranza non delude! Diciamolo tutti!

Grazie

Queste le parole più utilizzate da Papa Francesco nella catechesi:

parole papa Francesco

papa Francesco presepe

 

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