Udienza Generale di Papa Francesco del 30 novembre 2016 – Impegniamoci a pregare gli uni per gli altri

Papa Francesco con la catechesi dell’Udienza Generale di oggi, 30 novembre 2016 in Aula Paolo VI, ha terminato le riflessioni e il percorso delle 14 opere di misericordia ma – come detto dal Santo Padre – la misericordia rimane e deve continuare a essere esercitata e testimoniata. Oggi ultima tappa dunque: pregare per i vivi e per i defunti. Dopo aver introdotto la preghiera dei defunti, con la quale ringraziamo il Signore per averceli donati, il Papa ha ricordato che siamo tutti immersi nella vita di Dio, viviamo nel Suo amore e tutti quanti, in forza del Battesimo, siamo in comunione: facciamo parte della grande famiglia di Dio. Ed elencando i vari modi di pregare per gli altri, Papa Francesco ha raccontato di un incontro avvenuto a Santa Marta, durante la Messa mattutina: un giovane imprenditore, sull’orlo del fallimento, pregava il Signore per fargli avere una via d’uscita non per lui, ma per le famiglie dei suoi dipendenti che non voleva lasciare senza lavoro. Questo è il modo di pregare – ha sottolineato il Papa – con il cuore aperto all’azione dello Spirito, affinché preghi in noi, con noi e per noi.

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Con la catechesi di oggi concludiamo il ciclo dedicato alla misericordia. Ma la Misericordia deve continuare, solo le catechesi finiscono. Ringraziamo il Signore per tutto questo e conserviamolo nel cuore come consolazione e conforto.

L’ultima opera di misericordia spirituale chiede di pregare per i vivi e per i defunti. Ad essa possiamo affiancare anche l’ultima opera di misericordia corporale che invita a seppellire i morti.

Può sembrare una richiesta strana quest’ultima; e invece, in alcune zone del mondo che vivono sotto il flagello della guerra, con bombardamenti che giorno e notte seminano paura e vittime innocenti, questa opera è tristemente attuale. La Bibbia ha un bell’esempio in proposito: quello del vecchio Tobi, il quale, a rischio della propria vita, seppelliva i morti nonostante il divieto del re (cfr Tb 1,17-19; 2,2-4). Anche oggi c’è chi rischia la vita per dare sepoltura alle povere vittime delle guerre. Dunque, questa opera di misericordia corporale non è lontana dalla nostra esistenza quotidiana. E ci fa pensare a ciò che accadde il Venerdì Santo, quando la Vergine Maria, con Giovanni e alcune donne stavano presso la croce di Gesù. Dopo la sua morte, venne Giuseppe di Arimatea, un uomo ricco, membro del Sinedrio ma diventato discepolo di Gesù, e offrì per lui il suo sepolcro nuovo, scavato nella roccia. Andò personalmente da Pilato e chiese il corpo di Gesù: una vera opera di misericordia fatta con grande coraggio (cfr Mt 27,57-60)! Per i cristiani, la sepoltura è un atto di pietà, ma anche di grande fede. Deponiamo nella tomba il corpo dei nostri cari, con la speranza della loro risurrezione (cfr 1 Cor 15,1-34). È questo un rito che permane molto forte e sentito nel nostro popolo, e che trova risonanze speciali in questo mese di novembre dedicato in particolare al ricordo e alla preghiera per i defunti.

Pregare per i defunti è, anzitutto, un segno di riconoscenza per la testimonianza che ci hanno lasciato e il bene che hanno fatto. È un ringraziamento al Signore per averceli donati e per il loro amore e la loro amicizia. La Chiesa prega per i defunti in modo particolare durante la Santa Messa. Dice il sacerdote: «Ricordati, Signore, dei tuoi fedeli, che ci hanno preceduto con il segno della fede e dormono il sonno della pace. Dona loro, Signore, e a tutti quelli che riposano in Cristo, la beatitudine, la luce e la pace» (Canone romano). Un ricordo semplice, efficace, carico di significato, perché affida i nostri cari alla misericordia di Dio. Preghiamo con speranza cristiana che siano con Lui in paradiso, nell’attesa di ritrovarci insieme in quel mistero di amore che non comprendiamo, ma che sappiamo essere vero perché è una promessa che Gesù ha fatto.

Il ricordo dei fedeli defunti non deve farci dimenticare anche di pregare per i vivi, che insieme con noi ogni giorno affrontano le prove della vita. La necessità di questa preghiera è ancora più evidente se la poniamo alla luce della professione di fede che dice: «Credo la comunione dei santi». È il mistero che esprime la bellezza della misericordia che Gesù ci ha rivelato. La comunione dei santi, infatti, indica che siamo tutti immersi nella vita di Dio e viviamo nel suo amore. Tutti, vivi e defunti, siamo nella comunione, – cioè uniti tutti: comune unione, uniti – nella comunità di quanti hanno ricevuto il Battesimo, si sono nutriti del Corpo di Cristo e fanno parte della grande famiglia di Dio. Tutti siamo la stessa famiglia, uniti. E per questo preghiamo gli uni per gli altri.

Quanti modi diversi ci sono per pregare per il nostro prossimo! Sono tutti validi e accetti a Dio se fatti con il cuore. Penso in modo particolare alle mamme e ai papà che benedicono i loro figli al mattino e alla sera – ancora c’è questa abitudine in alcune famiglie: benedire il figlio è una preghiera; alla preghiera per le persone malate; all’intercessione silenziosa, a volte con le lacrime, in tante situazioni difficili;

Ieri è venuto a Messa a Santa Marta un bravo uomo, un imprenditore: doveva chiudere la sua fabbrica perché non ce la faceva più e piangeva quell’uomo, piangeva; diceva: io non me la sento di lasciare senza lavoro più di 50 famiglie, io potrei dichiarare fallimento dell’impresa e andare a casa con i miei soldi, ma il mio cuore piangerebbe tutta la vita per queste 50 famiglie; ecco un bravo cristiano! Prega con le opere! È venuto a Messa a pregare perché il Signore gli dia un’uscita, ma non per lui – lui l’aveva: il fallimento – per le 50 famiglie. Questo è un uomo che sa pregare con il cuore e con i fatti sa pregare per il prossimo in una situazione difficile; e non cerca la via d’uscita più facile; questo è un cristiano. Mi ha fatto tanto bene sentirlo, tanto bene e magari ce ne siano tanti così oggi, in questo momento nel quale tanta gente soffre per la mancanza di lavoro.

Penso anche al ringraziamento per una bella notizia che riguarda un amico, un parente, un collega… A volte, come dice San Paolo, «non sappiamo come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili» (Rm 8,26). È lo Spirito che prega dentro di noi. Apriamo, dunque, il nostro cuore, in modo che lo Spirito Santo, scrutando i desideri che sono nel più profondo, li possa purificare e portare a compimento. Comunque, per noi e per gli altri, chiediamo sempre che si faccia la volontà di Dio, come nel Padre Nostro, perché la sua volontà è sicuramente il bene più grande, il bene di un Padre che non ci abbandona mai. Pregare e lasciare che lo Spirito Santo preghi in noi e questo è bello nella vita: pregare e ringraziare lodando Dio, chiedendo qualcosa, piangendo quando c’è qualche difficoltà … ma sempre con il cuore aperto allo Spirito perché preghi in noi, con noi e per noi.

Concludendo queste catechesi sulla misericordia, impegniamoci a pregare gli uni per gli altri perché le opere di misericordia corporale e spirituale diventino sempre più lo stile della nostra vita. Le catechesi, come ho detto all’inizio, finiscono qui: abbiamo fatto il percorso delle 14 opere di misericordia ma la Misericordia continua e dobbiamo esercitarla in questi 14 modi.

Queste le parole più utilizzate da Papa Francesco nella catechesi:

parole papa Francesco

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