Udienza Generale di Papa Francesco del 9 novembre 2016 – La misericordia passa attraverso un gesto una parola o una visita

Papa Francesco nella catechesi dell’Udienza Generale di oggi, 9 novembre 2016, ha continuato le sue riflessioni sulle opere di misericordia parlando dell’importanza di visitare e assistere le persone malate e di essere vicini a coloro che sono in prigione.  Nella malattia – ha detto il Papa – si fa esperienza della solitudine e una visita può avere l’effetto di una medicina! E allo stesso modo essere vicini a chi è in carcere, a chi ha sbagliato ma sta scontando la sua pena, è un’opera di cui un cristiano deve farsi carico, perché come dice il Santo Padre, è troppo facile lavarsi le mani affermando che una persona ha sbagliato; un cristiano è chiamato a farsene carico, senza diventare giudice di nessuno, per fare in modo che chi ha sbagliato comprenda il male compiuto e ritorni in sé stesso. Tutti noi – ha concluso il Papa – possiamo essere strumenti della misericordia di Dio e questo farà più bene a noi che agli altri, perché la misericordia passa attraverso un gesto una parola o una visita e questi gesti di misericordia servono a restituire gioia e dignità a chi l’ha perduta.

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

La vita di Gesù, soprattutto nei tre anni del suo ministero pubblico, è stata un incessante incontro con le persone. Tra queste, un posto speciale hanno avuto gli ammalati. Quante pagine dei Vangeli narrano questi incontri! Il paralitico, il cieco, il lebbroso, l’indemoniato, l’epilettico, e innumerevoli malati di ogni tipo… Gesù si è fatto vicino a ognuno di loro e li ha guariti con la sua presenza e la potenza della sua forza risanatrice. Pertanto, non può mancare, tra le opere di misericordia, quella di visitare e assistere le persone malate.

Insieme a questa possiamo inserire anche quella di essere vicino alle persone che si trovano in prigione. Infatti, sia i malati che i carcerati vivono una condizione che limita la loro libertà. E proprio quando ci manca, ci rendiamo conto di quanto essa sia preziosa! Gesù ci ha donato la possibilità di essere liberi nonostante i limiti della malattia e delle restrizioni. Egli ci offre la libertà che proviene dall’incontro con Lui e dal senso nuovo che questo incontro porta alla nostra condizione personale.

Con queste opere di misericordia il Signore ci invita a un gesto di grande umanità: la condivisione. Ricordiamo questa parola: la condivisione. Chi è malato, spesso si sente solo. Non possiamo nascondere che, soprattutto ai nostri giorni, proprio nella malattia si fa esperienza più profonda della solitudine che attraversa gran parte della vita. Una visita può far sentire la persona malata meno sola e un po’ di compagnia è un’ottima medicina! Un sorriso, una carezza, una stretta di mano sono gesti semplici, ma tanto importanti per chi sente di essere abbandonato a se stesso. Quante persone si dedicano a visitare gli ammalati negli ospedali o nelle loro case! È un’opera di volontariato impagabile. Quando viene fatta nel nome del Signore, allora diventa anche espressione eloquente ed efficace di misericordia. Non lasciamo sole le persone malate! Non impediamo loro di trovare sollievo, e a noi di essere arricchiti per la vicinanza a chi soffre. Gli ospedali sono oggi vere “cattedrali del dolore”, dove però si rende evidente anche la forza della carità che sostiene e prova compassione.

Alla stessa stregua, penso a quanti sono rinchiusi in carcere. Gesù non ha dimenticato neppure loro. Ponendo la visita ai carcerati tra le opere di misericordia, ha voluto invitarci, anzitutto, a non farci giudici di nessuno. Certo, se uno è in carcere è perché ha sbagliato, non ha rispettato la legge e la convivenza civile. Perciò in prigione, sta scontando la sua pena. Ma qualunque cosa un carcerato possa aver fatto, egli rimane pur sempre amato da Dio. Chi può entrare nell’intimo della sua coscienza per capire che cosa prova? Chi può comprenderne il dolore e il rimorso? È troppo facile lavarsi le mani affermando che ha sbagliato. Un cristiano è chiamato piuttosto a farsene carico, perché chi ha sbagliato comprenda il male compiuto e ritorni in sé stesso. La mancanza di libertà è senza dubbio una delle privazioni più grandi per l’essere umano. Se a questa si aggiunge il degrado per le condizioni spesso prive di umanità in cui queste persone si trovano a vivere, allora è davvero il caso in cui un cristiano si sente provocato a fare di tutto per restituire loro dignità.

Visitare le persone in carcere è un’opera di misericordia che soprattutto oggi assume un valore particolare per le diverse forme di giustizialismo a cui siamo sottoposti. Nessuno dunque punti il dito contro qualcuno. Tutti invece rendiamoci strumenti di misericordia, con atteggiamenti di condivisione e di rispetto. Penso spesso ai carcerati, penso spesso, li porto nel cuore. Mi domando che cosa li ha portati a delinquere e come abbiano potuto cedere alle diverse forme di male. Eppure, insieme a questi pensieri sento che hanno tutti bisogno di vicinanza e di tenerezza, perché la misericordia di Dio compie prodigi. Quante lacrime ho visto scendere sulle guance di prigionieri che forse mai in vita loro avevano pianto; e questo solo perché si sono sentiti accolti e amati.

E non dimentichiamo che anche Gesù e gli apostoli hanno fatto esperienza della prigione. Nei racconti della Passione conosciamo le sofferenze a cui il Signore è stato sottoposto: catturato, trascinato come un malfattore, deriso, flagellato, incoronato di spine… Lui, il solo Innocente! E anche san Pietro e san Paolo sono stati in carcere (cfr At 12,5; Fil 1,12-17). Domenica scorsa è stato il Giubileo dei carcerati, nel pomeriggio mi è venuto a trovare un gruppo di carcerati padovani; ho chiesto cosa avrebbero fatto il giorno dopo prima di andare a Padova e mi hanno detto: ‘andremo al carcere Mamertino, per condividere l’esperienza di San Paolo’; sentire quello mi ha fatto bene; questi carcerati volevano trovare Paolo prigioniero, è una cosa bella che mi ha fatto bene. E anche lì, in prigione, Pietro e Paolo, hanno pregato ed evangelizzato. È commovente la pagina degli Atti degli Apostoli in cui viene raccontata la prigionia di Paolo: si sentiva solo e desiderava che qualcuno degli amici gli facesse visita (cfr 2 Tm 4,9-15). Si sentiva solo perché la grande maggioranza lo aveva lasciato solo, al grande Paolo.

Queste opere di misericordia, come si vede, sono antiche, eppure sempre attuali. Gesù ha lasciato quello che stava facendo per andare a visitare la suocera di Pietro. Un’opera di carità antica, Gesù l’ha fatto. Non cadiamo nell’indifferenza, ma diventiamo strumenti della misericordia di Dio; tutti noi possiamo essere strumenti della misericordia di Dio e questo ci farà più bene a noi che agli altri, perché la misericordia passa attraverso un gesto una parola o una visita. Questi gesti di misericordia sono atti per restituire gioia e dignità a chi l’ha perduta.

Grazie

Queste le parole più utilizzate da Papa Francesco nella catechesi:

parole papa Francesco

 

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