Omelia di Papa Francesco del 27 settembre 2016 – Nel buio gridiamo la nostra preghiera al Signore

Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi, 27 settembre 2016 a Casa Santa Marta, ha preso spunto dalla Prima lettura (Gb 3,1-3.11-17.20-23) per sottolineare l’importanza del silenzio e della preghiera per superare i momenti più bui della nostra vita. La desolazione spirituale – ha detto il Santo Padre – colpisce tutti e può venire a causa di una tragedia familiare o una malattia; e in questi casi nei quali ci sentiamo persi – ha aggiunto il Papa – bisogna pregare, arrivare a gridare la nostra preghiera al Signore, giorno e notte. Quando invece sulla nostra strada incontriamo qualcuno che soffre questa condizione – ha concluso Papa Francesco – avviciniamoci a lui in silenzio perché più di mille parole e discorsi, sono importanti l’amore e le carezze.

Questa è la trascrizione:

“La desolazione spirituale è una cosa che accade a tutti noi: può essere più forte, più debole … Ma, quello stato dell’anima oscuro, senza speranza, diffidente, senza voglia di vivere, senza vedere la fine del tunnel, con tante agitazioni nel cuore e anche nelle idee … La desolazione spirituale ci fa sentire come se noi avessimo l’anima schiacciata: non riesce, non riesce, e anche non vuol vivere: ‘Meglio è la morte!’. E’ lo sfogo di Giobbe. Meglio morire che vivere così. Noi dobbiamo capire quando il nostro spirito è in questo stato di tristezza allargata, che quasi non c’è respiro: a tutti noi capita, questo. Forte o non forte … A tutti noi. Capire cosa succede nel nostro cuore”.

“E’ una preghiera di bussare alla porta, ma con forza! ‘Signore, io sono sazio di sventure. La mia vita è sull’orlo degli Inferi. Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa, sono come un uomo ormai senza forze’. Quante volte noi ci sentiamo così, senza forze … E questa è la preghiera. Lo stesso Signore ci insegna come pregare in questi brutti momenti. ‘Signore, mi hai gettato nella fossa più profonda. Pesa su di me il Tuo furore. Giunga fino a Te la mia preghiera’. Questa è la preghiera: così dobbiamo pregare nei momenti più brutti, più oscuri, più di desolazione, più schiacciati, che ci schiacciano, proprio. Questo è pregare con autenticità. E anche sfogarsi come si è sfogato Giobbe con i figli. Come un figlio”.

“Primo, a riconoscere in noi i momenti della desolazione spirituale, quando siamo nel buio, senza speranza, e domandarci perché. Secondo, a pregare il Signore come oggi la liturgia con questo Salmo 87 ci insegna a pregare, nel momento del buio. ‘Giunga fino a Te la mia preghiera, Signore’. E terzo, quando io mi avvicino a una persona che soffre, sia di malattia, di qualsiasi sofferenza, ma che è proprio nella desolazione, silenzio; ma silenzio con tanto amore, vicinanza, carezze. E non fare discorsi che alla fine non aiutano e, anche, le fanno del male”.

 

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