Omelia di Papa Francesco a Santa Marta del 13 settembre 2016 – Costruiamo una cultura dell’incontro

Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi, 13 settembre 2016 a Casa Santa Marta, ha preso spunto dalla Lettura del Vangelo (Lc 7,11-17) per parlare dell’incontro. Oggi – ha detto il Santo Padre – siamo abituati ad una cultura dell’indifferenza, incrociamo tante persone con le loro storie ma non ne incontriamo nessuna. Dobbiamo spingerci oltre: guardare, e non soltanto vedere, fermarci, parlare; così aiuteremo a creare una vera cultura dell’incontro. Cominciando in famiglia – ha esortato il Papa – dove troppo spesso, nell’unico momento in cui tutti sono riuniti, a tavola, ognuno è perso dietro il suo telefono.

Questa è la trascrizione:

“L’incontro è un’altra cosa, è quello che il Vangelo oggi ci annuncia: un incontro; un incontro fra un uomo e una donna, fra un figlio unico vivo e un figlio unico morto; fra una folla felice, perché aveva incontrato Gesù e lo seguiva, e un gruppo di gente, piangendo, accompagnava quella donna, che usciva da una porta della città; incontro fra quella porta di uscita e la porta di entrata. L’ovile. Un incontro che ci fa riflettere sul modo di trovarci fra noi”.

“Noi siamo abituati ad una cultura dell’indifferenza e dobbiamo lavorare e chiedere la grazia di fare una cultura dell’incontro, di questo incontro fecondo, di questo incontro che restituisca ad ogni persona la propria dignità di figlio di Dio, la dignità di vivente. Noi siamo abituati a questa indifferenza, quando vediamo le calamità di questo mondo o le piccole cose: ‘Ma, peccato, povera gente, quanto soffrono’, e andare avanti. L’incontro. E se io non guardo – non è sufficiente vedere, no: guardare – se io non mi fermo, se io non guardo, se io non tocco, se io non parlo, non posso fare un incontro e non posso aiutare a fare una cultura dell’incontro”.

“A tavola, in famiglia, quante volte si mangia, si guarda la tv o si scrivono messaggi al telefonino. Ognuno è indifferente a quell’incontro. Anche proprio nel nocciolo della società, che è la famiglia, non c’è l’incontro. Che questo ci aiuti a lavorare per questa cultura dell’incontro, così semplicemente come l’ha fatto Gesù. Non solo vedere: guardare. Non solo sentire: ascoltare. Non solo incrociarsi: fermarsi. Non solo dire ‘peccato, povera gente’, ma lasciarsi prendere dalla compassione. E poi avvicinarsi, toccare e dire nella lingua che ad ognuno viene in quel momento, la lingua del cuore: ‘Non piangere’, e dare almeno una goccia di vita”.

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