Udienza Generale di Papa Francesco del 17 agosto 2016 – Ognuno di noi sia strumento di comunione

Il miracolo della moltiplicazione dei pani (Mt 14, 15-17.19-20) è al centro della catechesi di Papa Francesco nell’Udienza Generale di oggi, 17 agosto 2016, in Aula Paolo VI. Il Santo Padre ha spiegato questo miracolo della fede, della preghiera, “con la compassione e l’amore”, tracciando il percorso che ci porta ad essere, noi, servitori della misericordia: Gesù  sente compassione per la folla, moltiplica i pani e lo stesso fa con l’Eucarestia e noi credenti che riceviamo questo pane siamo spinti da Gesù a portare questo servizio agli altri, con la stessa Sua compassione. Gesù riempie il nostro cuore e la nostra vita del suo amore, del suo perdono, della sua compassione – ha continuato il Papa – e indica alla Chiesa e dunque a tutti noi di sfamare il popolo e tenerlo unito; essere al servizio della vita e della comunione, nel nostro quotidiano, per non lasciare nessuno nella solitudine e nel bisogno.

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi vogliamo riflettere sul miracolo della moltiplicazione dei pani. All’inizio del racconto che ne fa Matteo (cfr 14,13-21), Gesù ha appena ricevuto la notizia della morte di Giovanni Battista, e con una barca attraversa il lago alla ricerca di «un luogo deserto, in disparte» (v. 13). La gente però capisce e lo precede a piedi – Lui va per il lago e la gente a piedi –  così che «sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati» (v. 14). Così era Gesù: sempre con la compassione, sempre pensando agli altri. Impressiona la determinazione della gente, che teme di essere lasciata sola, come abbandonata. Morto Giovanni Battista, profeta carismatico, si affida a Gesù, del quale lo stesso Giovanni aveva detto: «Colui che viene dopo di me è più forte di me» (Mt 3,11). Così la folla lo segue dappertutto, per ascoltarlo e per portargli i malati. E vedendo questo Gesù si commuove. Gesù non è freddo, non ha un cuore freddo, Gesù è capace di commuoversi. Da una parte, Egli si sente legato a questa folla e non vuole che vada via; dall’altra, ha bisogno di solitudine, di preghiera, con il Padre – tante volte fa notte pregando con il Padre.

Anche quel giorno, dunque, il Maestro si dedicò alla gente. La sua compassione non è un vago sentimento; mostra invece tutta la forza della sua volontà di stare vicino a noi e di salvarci. Ci ama tanto, tanto ci ama Gesù e vuole essere vicino a noi.

Sul far della sera, Gesù si preoccupa di dar da mangiare a tutte quelle persone, stanche e affamate. Come Dio aveva sfamato con la manna il popolo in cammino nel deserto (cfr Es 16,1-36), così Gesù si prende cura di quanti lo seguono. E vuole coinvolgere in questo i suoi discepoli. Infatti dice loro: «Voi stessi date loro da mangiare» (v. 16). E dimostrò ad essi che i pochi pani e pesci che avevano, con la forza della fede e della preghiera, potevano essere condivisi per tutta quella gente. È un miracolo che Lui fa: il miracolo della fede, della preghiera, con la compassione e l’amore. Così Gesù «spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli alla folla» (v. 19). Prendevano un pane, lo spezzavano e lo davano e il pane era ancora lì, così hanno fatto i discepoli. Il Signore va incontro alle necessità degli uomini, ma vuole rendere ognuno di noi concretamente partecipe della sua compassione.

Ora soffermiamoci sul gesto di benedizione di Gesù: Egli «prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede» (v. 19). Come si vede, sono gli stessi segni che Gesù ha compiuto nell’Ultima Cena, gli stessi; e sono anche gli stessi che ogni sacerdote compie quando celebra la Santa Eucaristia. La comunità cristiana nasce e rinasce continuamente da questa comunione eucaristica. Il Corpo offerto e il Sangue versato di Gesù plasmano l’identità di ogni cristiano e di ogni comunità. Il pane eucaristico che ci nutre è quindi pane di comunione e al tempo stesso pane che rinvigorisce il nostro servizio. Vivere la comunione con Cristo è perciò tutt’altro che rimanere passivi ed estraniarsi dalla vita quotidiana, al contrario, sempre più ci inserisce nella relazione con gli uomini e le donne del nostro tempo, per offrire loro il segno concreto della misericordia e dell’attenzione di Cristo. Mentre ci nutre di Cristo, l’Eucaristia che celebriamo trasforma poco a poco anche noi in corpo di Cristo e cibo spirituale per i fratelli. Gesù vuole raggiungere tutti, per portare a tutti l’amore di Dio. Per questo rende ogni credente servitore della misericordia. Così Gesù vede la folla, sente compassione, moltiplica i pani, lo stesso fa con l’Eucarestia e noi credenti che riceviamo questo pane siamo spinti da Gesù a portare questo servizio agli altri, con la stessa compassione di Gesù. Questo è il percorso.

Il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci si conclude con la constatazione che tutti si sono saziati e con la raccolta dei pezzi avanzati (cfr v. 20). Quando Gesù con la sua compassione e il suo amore ci da una grazia, ci perdona i peccati, ci abbraccia, ci ama, mai fa le cose a metà, tutto! Come è accaduto qui: tutti si sono saziati! Gesù riempie il nostro cuore e la nostra vita del suo amore, del suo perdono, della sua compassione. Gesù dunque ha permesso ai suoi discepoli di eseguire il suo ordine. In questo modo essi conoscono la strada da percorrere: sfamare il popolo e tenerlo unito; essere cioè al servizio della vita e della comunione. Invochiamo dunque il Signore, perché renda sempre la sua Chiesa capace di questo santo servizio, e perché ognuno di noi possa essere strumento di comunione nella propria famiglia, nel lavoro, nella parrocchia e nei gruppi di appartenenza, un segno visibile della misericordia di Dio che non vuole lasciare nessuno nella solitudine e nel bisogno, affinché discendano la comunione e la pace tra gli uomini e la comunione degli uomini con Dio, perché questa comunione è la vita per tutti.

Grazie

Queste le parole più utilizzate da Papa Francesco nella catechesi:

parole papa Francesco

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