Udienza Generale di Papa Francesco del 15 giugno 2016 – L’indifferenza e l’ostilità rendono ciechi e sordi

Il miracolo del cieco a Gerico tocca ognuno di noi. Papa Francesco lo ha detto questa mattina, mercoledì 15 giugno 2016, nell’Udienza Generale in piazza San Pietro. Prendendo spunto dal passo del Vangelo di Luca (Lc 18, 35.37-38.40-42), il Santo Padre ha sottolineato che quel cieco rappresenta le persone che anche oggi sono messe ai margini della società. Invisibili agli altri, perché gli altri ciechi e sordi alle loro grida. Quante volte – ha detto il papa – sentiamo fastidio nel vedere gente bisognosa nelle strade, quelle stesse strade che solitamente sono luogo d’incontro e che invece spesso si trasformano in luoghi di solitudine. Questa tentazione di ignorarli, e che a volte da indifferenza e ostilità si trasforma in aggressione e insulto, colpisce tutti noi e dobbiamo vincerla. Come? Riconoscendoci mendicanti e tutti i giorni trasformarci da mendicanti a discepoli, come il cieco di Gerico; ogni volta che il Signore passa nella nostra vita e ci chiama, lasciamoci guarire da Lui, lasciamoci perdonare da Gesù e seguiamolo lodando Dio.

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Un giorno Gesù, avvicinandosi alla città di Gerico, compì il miracolo di ridare la vista a un cieco che mendicava lungo la strada (cfr Lc 18,35-43). Oggi vogliamo cogliere il significato di questo segno perché tocca anche noi direttamente. L’evangelista Luca dice che quel cieco era seduto sul bordo della strada a mendicare (cfr v. 35). Un cieco a quei tempi – ma anche fino a non molto tempo fa – non poteva che vivere di elemosina. La figura di questo cieco rappresenta tante persone che, anche oggi, si trovano emarginate a causa di uno svantaggio fisico o di altro genere. E’ separato dalla folla, sta lì seduto mentre la gente passa indaffarata nei suoi pensieri … ; e la strada, che può essere un luogo di incontro, per lui invece è il luogo della solitudine. Tanta folla che passa e lui è solo!

E’ triste l’immagine di un emarginato, soprattutto sullo sfondo della città di Gerico, la splendida e rigogliosa oasi nel deserto. Sappiamo che proprio a Gerico giunse il popolo di Israele al termine del lungo esodo dall’Egitto: quella città rappresenta la porta d’ingresso nella terra promessa. Ricordiamo le parole che Mosè pronuncia in quella circostanza, diceva così: «Se vi sarà in mezzo a te qualche tuo fratello che sia bisognoso in una delle tue città nella terra che il Signore, tuo Dio, ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso. Perché i bisognosi non mancheranno mai nella terra, allora io ti do questo comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nella tua terra» (Dt 15,7.11). E’ stridente il contrasto tra questa raccomandazione della Legge di Dio e la situazione descritta dal Vangelo: mentre il cieco grida – aveva buona voce – invocando Gesù, la gente lo rimprovera per farlo tacere. Come se non avesse diritto di parlare. Non hanno compassione di lui, anzi, provano fastidio per le sue grida. Quante volte noi, quando vediamo tanta gente nella strada , bisognosa, ammalata, che non ha da mangiare, sentiamo fastidio. Quante volte noi, quando ci troviamo davanti tanti profughi e rifugiati, sentiamo fastidio. È una tentazione, tutti noi abbiamo questo, anche io, tutti, e per questo la Parola di Dio ci insegna. L’indifferenza e l’ostilità rendono ciechi e sordi, impediscono di vedere i fratelli e non permettono di riconoscere in essi il Signore. Indifferenza e ostilità. Quando questa indifferenza e ostilità diventano aggressione e insulto – cacciateli via! Metteteli da un’altra parte! – È quello che favela la gente quando il cieco gridava: tu non parlare, non gridare!.

Notiamo un particolare interessante. L’Evangelista dice che qualcuno della folla spiegò al cieco il motivo di tutta quella gente dicendo: «Passa Gesù, il Nazareno!» (v. 37). Il passaggio di Gesù è indicato con lo stesso verbo con cui nel libro dell’Esodo si parla del passaggio dell’angelo sterminatore che salva gli Israeliti in terra d’Egitto (cfr Es 12,23). È il “passaggio” della pasqua, l’inizio della liberazione. Quando passa Gesù c’è sempre liberazione, c’è sempre salvezza. Al cieco, quindi, è come se venisse annunciata la sua pasqua. Senza lasciarsi intimorire, il cieco grida più volte verso Gesù riconoscendolo come il Figlio di Davide, il Messia atteso che, secondo il profeta Isaia, avrebbe aperto gli occhi ai ciechi (cfr Is 35,5). A differenza della folla, questo cieco vede con gli occhi della fede. Grazie ad essa la sua supplica ha una potente efficacia. Infatti, all’udirlo, «Gesù si fermò e ordinò che lo conducessero da lui» (v. 40). Così facendo Gesù toglie il cieco dal margine della strada e lo pone al centro dell’attenzione dei suoi discepoli e della folla. Pensiamo anche noi, quando siamo stati in situazioni brutte, anche situazioni di peccato come sia stato Gesù a prenderci per mano e a toglierci dal margine della strada della salvezza. Si realizza così un duplice passaggio. Primo: la gente aveva annunciato una buona novella al cieco, ma non voleva avere niente a che fare con lui; ora Gesù obbliga tutti a prendere coscienza che il buon annuncio implica porre al centro della propria strada colui che ne era escluso. Secondo: a sua volta, il cieco non vedeva, ma la sua fede gli apre la via della salvezza, ed egli si ritrova in mezzo a quanti sono scesi in strada per vedere Gesù. Fratelli e sorelle, Il passaggio del Signore è un incontro di misericordia che tutti unisce intorno a Lui per permettere di riconoscere chi ha bisogno di aiuto e di consolazione. Anche nella nostra vita Gesù passa e quando passa Gesù e io me ne accorgo, è un invito ad avvicinarmi a Lui, ad essere più buono, ad essere un cristiano migliore, a seguire Gesù.

Gesù si rivolge al cieco e gli domanda: «Che cosa vuoi che io faccia per te?» (v. 41). Queste parole di Gesù sono impressionanti: il Figlio di Dio ora sta di fronte al cieco come un umile servo. Lui Gesù, Dio, dice: come vuoi che io ti serva? Dio si fa servo dell’uomo peccatore. E il cieco risponde a Gesù non più chiamandolo “Figlio di Davide”, ma “Signore”, il titolo che la Chiesa fin dagli inizi applica a Gesù Risorto. Il cieco chiede di poter vedere di nuovo e il suo desiderio viene esaudito: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato» (v. 42). Egli ha mostrato la sua fede invocando Gesù e volendo assolutamente incontrarlo, e questo gli ha portato in dono la salvezza. Grazie alla fede ora può vedere e, soprattutto, si sente amato da Gesù. Per questo il racconto termina riferendo che il cieco «cominciò a seguirlo glorificando Dio» (v. 43): si fa discepolo – da mendicante a discepolo, anche questa è la nostra strada , tutti noi siamo mendicanti, tutti, abbiamo sempre bisogno di salvezza e tutti noi, tutti i giorni, dobbiamo fare questo passo: da mendicanti a discepoli – incamminandosi dietro al Signore ed entrando a far parte della sua comunità. Colui che volevano far tacere, adesso testimonia ad alta voce il suo incontro con Gesù di Nazaret, e «tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio» (v. 43). Avviene un secondo miracolo: ciò che è accaduto al cieco fa sì che anche la gente finalmente veda. La stessa luce illumina tutti accomunandoli nella preghiera di lode. Così Gesù effonde la sua misericordia su tutti coloro che incontra: li chiama, li fa venire a se, li raduna, li guarisce, li illumina, creando un nuovo popolo che celebra le meraviglie del suo amore misericordioso. Ma lasciamoci anche noi chiamare da Gesù e lasciamoci guarire da Gesù e perdonare da Gesù e andiamo dietro a Gesù lodando Dio, così sia.

Queste le parole più utilizzate da Papa Francesco nella catechesi:

parole papa Francesco

La catechesi di oggi richiama le intenzioni di preghiera del Santo Padre per il mese di giugno:

 

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