Omelia di Papa Francesco del 24 maggio 2016 – Santità è camminare, in modo irreprensibile, alla presenza di Dio

La santità è una strada da percorrere con coraggio, speranza, grazia e conversione. Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi, 24 maggio 2016 a Casa Santa Marta ha preso spunto dalla Prima Lettura (1 Pt 1,10-16) per ribadire che la santità non si compra, non si vende e non si regala: è un cammino che dobbiamo fare noi in prima persona, in modo irreprensibile e con una conversione quotidiana, dei piccoli comportamenti – ha sottolineato il Santo Padre – come il non sparlare del nostro vicino, del nostro compagno di lavoro. Terminare la giornata magari con la lingua gonfia a forza di morsi, ma andando sempre avanti.

Questa è la trascrizione:

“La santità è un cammino, la santità non si può comprare, non si vende. Neppure si regala. La santità è un cammino alla presenza di Dio, che devo fare io: non può farlo un altro nel mio nome. Io posso pregare perché quell’altro sia santo, ma il cammino deve farlo lui, non io. Camminare alla presenza di Dio, in modo irreprensibile. E io userò oggi alcune parole che ci insegnino come è la santità di ogni giorno, quella santità – diciamo – anche anonima. Primo: coraggio. Il cammino verso la santità vuole coraggio”.

“La santità non possiamo farla noi da soli. No, è una grazia. Essere buono, essere santo, andare tutti i giorni un po’ un passo avanti nella vita cristiana è una grazia di Dio e dobbiamo chiederla. Coraggio, un cammino. Un cammino, che si deve fare con coraggio, con la speranza e con la disponibilità di ricevere questa grazia. E la speranza: la speranza del cammino. E’ tanto bello quel capitolo XI della Lettera agli Ebrei, leggetelo. Racconta il cammino dei nostri padri, dei primi chiamati da Dio. E come loro sono andati avanti. E del nostro padre Abramo dice: ‘Ma, lui uscì senza sapere dove andasse’. Ma con speranza”.

“La conversione, tutti i giorni: ‘Ah, Padre, per convertirmi io devo fare penitenze, darmi delle bastonate…’. ‘No, no, no: conversioni piccole. Ma se tu sei capace di riuscire a non sparlare di un altro, sei pronto per essere canonizzato. E’ così semplice! Io so che voi mai sparlate degli altri, no? Piccole cose… Ho voglia di fare una critica al vicino, al compagno di lavoro: mordere la lingua un po’. Si gonfierà un po’ la lingua, ma il vostro spirito sarà più santo, in questo cammino. Niente di grande, mortificazioni: no, è semplice. Il cammino della santità è semplice. Non tornare indietro, ma sempre andare avanti, no? E con fortezza”.

 

2 pensieri su “Omelia di Papa Francesco del 24 maggio 2016 – Santità è camminare, in modo irreprensibile, alla presenza di Dio

  1. Santità,
    vado certamente a leggere la lettera agli Ebrei, ma prima – mi perdoni una domanda spontanea: negli esercizi di Sant’Ignazio mi sembra di aver letto che tutto va detto “a chi si deve dire”…
    La Paressia che Lei propone in vari momenti della vita della Chiesa di cui riconosco lo stile di vita di Gesù, non è “mordersi la lingua” …
    Voglio capire bene la differenza e Le chiedo conferma.
    Lo “sparlare” a cui Lei fa riferimento non è un fatto che equivale a “omertà”, ma equivale a “chiacchere inutili che a volte raggiungono la calunnia o la “disinformazione (per i media)” che sono peccati gravi”…
    … TEMO sinceramente che i le persone “semplici” e di cultura non elevata, non riescano a riconoscere la differenza a discernere che il “fare la VERITA’ ” e prendere il rischio di denunciarla “a chi si deve farlo” con una responsabilità non solo cristiana, ma anche civile – pronti alla persecuzione – può far parte di un “cammino di santità” che lo stesso Gesù ha percoso. Mi potrebbe correggere, per favore, se sbaglio oppure esplicitare meglio per cortesia… è un punto chiave al quale mi trovo personalmente confrontata e che scotta come “una patata bollente” tra le mani.
    Padre Santo, potrebbe spiegare in pubblico – per tutti – questo dilemma si presenta nel quotidiano della vita a chi cerca di vivere “PRO VERITATE ADVERSA DILIGERE” ?
    Grazie di cuore, Santità ! … nella preghiera vicendevole, Le auguro una buona giornata.

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