Omelia di Papa Francesco del 9 maggio 2016 – Non imprigioniamo lo Spirito Santo

Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi, 9 maggio 2016 a Casa Santa Marta, ha preso spunto dalla Prima Lettura (At 19,1-8) per sottolineare come lo Spirito Santo è quello che “fa di ogni cristiano una persona diversa dall’altra, ma da tutti insieme fa l’unità”. È il motore della Chiesa, quello che ci spinge a pregare e a lodare Dio, quello che ci insegna a chiamare Padre il Signore. Alcune volte noi imprigioniamo lo Spirito Santo dentro di noi e corriamo il rischio di diventare cristiani da salotto; chiediamo la grazia, in questa settimana che ci porta alla Pentecoste – ha detto il Papa – della docilità allo Spirito. Pensiamo a Lui, parliamo con Lui, ha concluso il Santo Padre.

Questa è la trascrizione:

“Lo Spirito Santo è quello che muove la Chiesa, è quello che lavora nella Chiesa, nei nostri cuori, è quello che fa di ogni cristiano una persona diversa dall’altra, ma da tutti insieme fa l’unità. E’ quello che porta avanti, spalanca le porte e ti invia a dare testimonianza di Gesù. Abbiamo sentito all’inizio della Messa: ‘Riceverete lo Spirito Santo e mi sarete testimoni in tutto il mondo’. Lo Spirito Santo è quello ci muove a lodare Dio, ci muove a pregare: ‘Prega, in noi’. Lo Spirito Santo è quello che è in noi e ci insegna a guardare il Padre e a dirgli: ‘Padre’. Ci libera da questa condizione di orfano nella quale lo spirito del mondo vuole portarci”.

“Ma noi, nella nostra vita, abbiamo nel nostro cuore lo Spirito Santo come un ‘prigioniero di lusso’: non lasciamo che ci spinga, non lasciamo che ci muova. Fa tutto, sa tutto, sa ricordarci cosa ha detto Gesù, sa spiegarci le cose di Gesù. Soltanto – lo Spirito Santo – non sa fare una cosa: cristiani da salotto. Questo non lo sa fare! Non sa fare ‘cristiani virtuali’ ma non virtuosi. Lui fa cristiani reali, Lui prende la vita reale così com’è, con la profezia del leggere i segni dei tempi e ci porta avanti così. E’ il grande prigioniero del nostro cuore. Diciamo: ‘E’ la terza Persona della Trinità’ e finiamo lì…”.

“In questa settimana di preparazione alla Festa di Pentecoste, pensiamo: ‘Davvero io ci credo o è una parola, per me, lo Spirito Santo?’. E cerchiamo di parlare con Lui e dire: ‘Io so che Tu sei nel mio cuore, che Tu sei nel cuore della Chiesa, che Tu porti avanti la Chiesa, che Tu fai l’unità fra tutti noi, ma diversi tutti noi, nella diversità di tutti noi’… Dirgli tutte queste cose e chiedere la grazia di imparare – ma praticamente, nella mia vita – cosa fa Lui. E’ la grazia della docilità a Lui: essere docile allo Spirito Santo. Questa settimana facciamo questo: pensiamo allo Spirito e parliamo con Lui”.

 

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