Omelia di Papa Francesco del 14 marzo 2016 – “Affidiamoci a Dio, che cammina con noi”

Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi, 14 marzo 2016 a Casa Santa Marta, ha preso spunto dalla Prima Lettura (Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62) nella quale una donna giusta (Susanna) preferisce affidarsi a Dio, anche se questo la porterà a morte certa, per sottolineare che il Signore non ci abbandona mai e anche quando ci troviamo ad attraversare “valli oscure” l’unica risposta è affidarsi a Dio. E quali sono queste valli oscure? Sono la malattia di un bambino, di fronte alla quale il Santo Padre non riesce a darsi una risposta; è la terra avvelenata dai rifiuti, che fa ammalare la gente; è l’uccisione di chi dedica la sua vita agli altri. Il male non è definitivo – ha aggiunto il Santo Padre – affidiamoci alle mani di Dio perché Lui non delude, mai.

Questa è la trascrizione:

“Quando noi, oggi, guardiamo tante valli oscure, tante disgrazie, tanta gente che muore di fame, di guerra, tanti bambini disabili, tanti … tanti che adesso, tu chiedi ai genitori: ‘Ma che malattia ha?’ – ‘Nessuno lo sa: si chiama malattia rara’. E’ quella che noi facciamo con le nostre cose: pensiamo ai tumori dalla Terra dei fuochi … Quando tu vedi tutto questo, ma dove sta il Signore, dove sei? Tu cammini con me? Questo era il sentimento di Susanna. Anche il nostro. Tu vedi queste quattro sorelle trucidate: ma, servivano per amore, e sono finite trucidate per odio! Quando tu vedi che si chiudono le porte ai profughi e li si lasciano fuori, all’aria, con il freddo … Ma, Signore, dove sei Tu?”.

“Perché soffre un bambino? Non so: è un mistero, per me. Soltanto, mi dà qualcosa di luce – non alla mente, all’anima – Gesù al Getsemani: ‘Padre, questo calice, no. Ma si faccia la Tua volontà’. Si affida alla volontà del Padre. Gesù sa che non finisce tutto, con la morte o con l’angoscia, e l’ultima parola dalla Croce: ‘Padre, nelle Tue mani mi affido!’, e muore così. Affidarsi a Dio, che cammina con me, che cammina con il mio popolo, che cammina con la Chiesa: e questo è un atto di fede. Io mi affido. Non so: non so perché accade questo, ma io mi affido. Tu saprai perché”.

“Ci farà bene, oggi, pensare alla nostra vita, ai problemi che abbiamo e chiedere la grazia di affidarci alle mani di Dio. Pensare a tanta gente che neppure ha un’ultima carezza al momento di morire. Tre giorni fa è morto uno, qui, sulla strada, un senzatetto: è morto di freddo. In piena Roma, una città con tutte le possibilità per aiutare. Perché, Signore? Neppure una carezza … Ma io mi affido, perché Tu non deludi”.

 

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