L’incontro di Papa Francesco con le famiglie a Túxtla Gutiérrez, in Chiapas – “Preferisco una famiglia con la faccia stanca per i sacrifici”

Erano almeno 50mila le persone nello stadio “Víctor Manuel Reyna” a Tuxtla Gutiérrez, in Chiapas, per l’incontro tra Papa Francesco e le famiglie. Nel suo discorso, il Santo Padre ha risposto a quattro testimonianze: il coraggio di Manuel, un ragazzino in carrozzina affetto da distrofia muscolare, che evangelizza con il suo sorriso e la forza della sua fede; una famiglia nella quale i due nonni hanno festeggiato più di 50 anni di matrimonio; una coppia sposata solo civilmente a causa di un precedente divorzio che, incontrata la Chiesa, si è messa a servizio dei più poveri e infine una madre single tentata più volte dall’ idea dell’aborto a causa della solitudine ma che è riuscita sempre a scegliere la vita. Il Santo Padre ha risposto come al solito, con il cuore, ringraziando delle testimonianze e sottolineando l’importanza della famiglia, spingendo a scommettere su di essa e continuare a sognare una vita che sappia di casa. Il Papa ha messo in guardia da una forma di precarietà che mina il nostro essere, più pericolosa di quella materiale, la precarietà che nasce dalla solitudine e dall’isolamento. E l’isolamento è sempre un cattivo consigliere e come la tarma, ci inaridisce l’anima. Oggi – ha detto il Papa – la famiglia viene continuamente indebolita e messa in discussione, come se fosse un modello ormai superato e incapace di trovare posto nelle nostre società all’interno delle quali – ha aggiunto il Santo Padre – si vanno insinuando colonizzazioni ideologiche che le distruggono. Certo, vivere in famiglia non sempre è facile, ma – ha affermato con forza il Papa – preferisco una famiglia che una volta dopo l’altra cerca di ricominciare a una società narcisistica e ossessionata dal lusso e dalle comodità. Preferisco – ha aggiunto – una famiglia con la faccia stanca per i sacrifici rispetto ad una con i volti imbellettati che non conoscono la tenerezza e la compassione.

Queste le parole di Papa Francesco:

Carissimi fratelli e sorelle,

voglio rendere grazie per essere oggi in questa terra del Chiapas. È bello essere su questo suolo, è bello essere su questa terra, è bello essere in questo luogo che grazie a voi ha sapore di famiglia, di casa. Rendo grazie a Dio per i vostri volti e la vostra presenza, ringrazio Dio per il palpitare della Sua presenza nelle vostre famiglie.

Grazie anche a voi famiglie e amici che ci avete regalato la vostra testimonianza, che ci avete aperto le porte delle vostre case e delle vostre vite; ci avete permesso di sedere alla vostra “mensa” dove condividete il pane che vi nutre e il sudore davanti alle difficoltà quotidiane. Il pane delle gioie, della speranza, dei sogni e del sudore davanti alle amarezze, alla delusione e alle cadute. Grazie per averci permesso di entrare nelle vostre famiglie, alla vostra mensa, nella vostra casa.

Manuel, Prima di ringraziarti della tua testimonianza, voglio ringraziare i tuoi genitori: davvero in ginocchio, davanti a te; tenevano il foglio di carta; avete visto questa immagine? I genitori in ginocchio davanti al figlio! Non dimenticheremo queste immagini. Qualche volta discuteranno, ma quale marito e moglie non discutono? E qualche volta c’è anche la suocera di mezzo, ma non importa, perché si amano! Con il loro amore sono capaci di mettersi in ginocchio davanti al loro figlio malato. Grazie amici per questa testimonianza che avete dato e andate avanti! E a te Manuel grazie per la tua testimonianza e soprattutto per il tuo esempio. Mi ha colpito quell’espressione che hai usato: “dare coraggio” (echarle ganas), come l’atteggiamento che hai assunto dopo aver parlato con i tuoi genitori. Hai iniziato a dare coraggio alla vita, dare coraggio alla tua famiglia, dare coraggio tra i tuoi amici e hai dato coraggio anche a noi qui riuniti. Grazie! Credo che questo sia ciò che lo Spirito Santo vuole sempre fare in mezzo a noi: dare coraggio, regalarci motivi per continuare a scommettere sulla famiglia, sognare e costruire una vita che sappia di casa, di famiglia. Diamo coraggio? Grazie.

E questo è ciò che Dio Padre ha sempre immaginato e per il quale fin dai tempi antichi ha combattuto. Quando tutto sembrava perduto quella sera nel giardino dell’Eden, Dio Padre ha dato coraggio a quella giovane coppia e le ha mostrato che non tutto era perduto. Quando il popolo di Israele sentiva che non c’era più un senso nell’attraversare il deserto, Dio Padre lo ha incitato ad avere coraggio con la manna. Quando venne la pienezza dei tempi, Dio Padre ha dato coraggio all’umanità per sempre dandoci il suo Figlio.

Allo stesso modo, tutti noi che siamo qui abbiamo fatto esperienza che, in molti momenti e in forme differenti, Dio Padre ha dato coraggio alla nostra vita. Possiamo dunque chiederci il perché. Perché non può fare altrimenti. È capace di darci coraggio. Perché? Perché il suo nome è amore, il suo nome è dono gratuito, il suo nome è dedizione, il suo nome è misericordia. Tutto ciò ce lo ha fatto conoscere in tutta la sua forza e chiarezza in Gesù, suo Figlio, che ha speso la sua vita fino alla morte per rendere possibile il Regno di Dio. Un Regno che ci invita a partecipare a quella nuova logica, che mette in moto una dinamica in grado di aprire i cieli, in grado di aprire i nostri cuori, le nostre menti, le nostre mani e ci sfida con nuovi orizzonti. Un Regno che ha il sapore di famiglia, che ha il sapore di vita condivisa. In Gesù e con Gesù questo Regno è possibile. Egli è in grado di trasformare le nostre prospettive, i nostri atteggiamenti, i nostri sentimenti molte volte annacquati in vino da festa. Egli è in grado di guarire i nostri cuori e ci invita più e più volte, settanta volte sette a ricominciare. Egli è sempre in grado di rendere nuove tutte le cose.

Mi hai chiesto, Manuel, di pregare per tanti adolescenti che sono scoraggiati e vivono momenti difficili. Lo sappiamo, tanti adolescenti senza slancio, senza forza, svogliati. E come hai detto bene, spesso questo atteggiamento nasce perché si sentono soli, perché non hanno nessuno con cui parlare. Pensatelo genitori, padri e madri, parlate con i vostri figli, giocate con i vostri figli. Questo sentimento mi ha ricordato la testimonianza che ci ha donato Beatriz. Beatriz, tu ci hai detto: “La lotta è sempre stata difficile per l’incertezza e la solitudine”. Quante volte ti sei sentita indicata, segnata con il dito, giudicata, pensiamo a tutte le donne che vivono quello che ha vissuto Beatriz. La precarietà, la scarsità, molto spesso il non avere neppure il minimo indispensabile può farci disperare, può farci sentire una forte ansia perché non sappiamo come fare per andare avanti e ancora di più quando abbiamo dei figli a carico. La precarietà, non solo minaccia la stomaco (e questo è già molto), ma può minacciare perfino l’anima, ci può demotivare, toglierci forza e tentarci con strade o alternative di apparente soluzione ma che alla fine non risolvono nulla. E tu sei stata coraggiosa, grazie! C’è una precarietà che può essere molto pericolosa, che può insinuarsi in noi senza che ce ne accorgiamo, ed è la precarietà che nasce dalla solitudine e dall’isolamento. E l’isolamento è sempre un cattivo consigliere. Manuel e Beatriz hanno usato, senza accorgersene, la stessa espressione, entrambi ci hanno mostrato come tante volte la più grande tentazione che abbiamo di fronte è starcene da soli, e lungi dal darci coraggio questo atteggiamento, come la tarma, ci inaridisce l’anima.

Il modo di combattere questa precarietà e questo isolamento, che ci rendono vulnerabili da tante apparenti soluzioni, va dato a diversi livelli. Uno è attraverso leggi che proteggano e garantiscano il minimo necessario affinché ogni famiglia e ogni persona possa crescere attraverso lo studio e un lavoro dignitoso. E l’altro, come hanno ben sottolineato le testimonianze di Humberto e Claudia quando ci hanno detto che stavano cercando di trasmetterci l’amore di Dio che avevano sperimentato nel servizio e nell’assistenza agli altri. Leggi e impegno personale sono un buon abbinamento per spezzare la spirale della precarietà. Voi avete avuto coraggio, pregate, state con Gesù, siete ben integrati nella vita della Chiesa. Avete usato una bella espressione: facciamo comunione con il fratello debole e bisognoso, grazie!

Oggi vediamo e viviamo su diversi fronti come la famiglia venga indebolita e messa in discussione. Come si crede che essa sia un modello ormai superato e incapace di trovare posto all’interno delle nostre società che, sotto il pretesto della modernità, sempre più favoriscono un sistema basato sul modello dell’isolamento. E questo penetra nelle nostre società che si definiscono libere, democratiche, sovrane e autonome, ma si vanno insinuando colonizzazioni ideologiche che la distruggono, finiamo per diventare colonie di ideologie distruttrici della famiglia che è la basa di ognuna delle nostre società. Certo, vivere in famiglia non sempre è facile, spesso è doloroso e faticoso, ma, come più di una volta ho detto riferendomi alla Chiesa, penso che questo possa essere applicato anche alla famiglia: preferisco una famiglia ferita che ogni giorno cerca di coniugare l’amore, a una società malata per la chiusura e la comodità della paura di amare. Preferisco una famiglia che una volta dopo l’altra cerca di ricominciare a una società narcisistica e ossessionata dal lusso e dalle comodità. Quanti figli hai? No, non ne abbiamo perché ci piace andare in vacanza, fare turismo, comprare un appartamento, il lusso… e i figli? Rimangono lì e poi quando finalmente ne hai uno già ti è passata la voglia. E che danno ce fa questo! Io preferisco una famiglia con la faccia stanca per i sacrifici alle famiglie con i volti imbellettati che non conoscono la tenerezza e compassione. Preferisco un uomo e una donna come don Aniceto e signora, con il volto pieno di rughe per le lotte di ogni giorno che dopo più di 50 anni continuano a volersi bene; e il figlio ha imparato la lezione e ha già 25 anni di matrimonio alle spalle. Per arrivare dove sono arrivati loro occorre avere pazienza, amore, occorre saper perdonare. Va bene che ogni tanto si discuta ma l’unico consiglio è non terminare una giornata senza fare pace! Perché se terminate una giornata in guerra vi sveglierete la mattina in guerra fredda e la guerra fredda è molto pericolosa in una famiglia perché scava dentro. Grazie!

Mi hanno chiesto di pregare per voi e voglio iniziare a farlo proprio ora, assieme a voi. Voi, cari messicani, avete un “di più”, correte avvantaggiati. Avete la Madre, la Madonna di Guadalupe che ha voluto visitare queste terre, e questo ci dà la certezza che, attraverso la sua intercessione, questo sogno chiamato famiglia non sarà sconfitto dall’insicurezza e dalla solitudine. Lei è sempre pronta a difendere le nostre famiglie, il nostro futuro, è sempre pronta a darci coraggio donandoci il suo Figlio. Per questo vi invito a prenderci per mano e dire tutti insieme: “Ave Maria…”.

 

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