Omelia di Papa Francesco del 6 novembre 2015 – “No a preti e vescovi attaccati ai soldi”

Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi, 6 novembre 2015 a Casa Santa Marta, ha preso spunto dalle Letture (Rm 15, 14-21; Lc 16, 1-8) per ribadire ancora una volta che compito del cristiano, soprattutto del sacerdote e del vescovo, è servire e non servirsi degli altri. Parole che risuonano con più forza oggi, in questi giorni nei quali il Vaticano è scosso dall’indagine diventata famosa con il termine Vatileaks. Nella Chiesa – ha detto il Santo Padre – ci sono gli arrampicatori, quelli attaccati ai soldi; chi, per la comodità acquisita dallo status ha dimenticato la radicalità del Vangelo, della chiamata al servizio verso gli altri. Questo è molto triste – ha sottolineato il Papa – la Chiesa non deve mai staccarsi dalla radicalità del Vangelo.

Questa è la trascrizione:

“Io vi dico quanta gioia ho, io, che mi commuovo, quando in questa Messa vengono alcuni preti e mi salutano: ‘Oh padre, sono venuto qui a trovare i miei, perché da 40 anni sono missionario in Amazzonia’. O una suora che dice: ‘No, io lavoro da 30 anni in ospedale in Africa’. O quando trovo la suorina che da 30, 40 anni è nel reparto dell’ospedale con i disabili, sempre sorridente. Questo si chiama servire, questa è la gioia della Chiesa: andare oltre, sempre; andare oltre e dare la vita. Questo è quello che ha fatto Paolo: servire”.

“Anche nella Chiesa ci sono questi, che invece di servire, di pensare agli altri, di mettere fondamenta, si servono della Chiesa: gli arrampicatori, gli attaccati ai soldi. E quanti sacerdoti, vescovi abbiamo visto così. E’ triste dirlo, no? La radicalità del Vangelo, della chiamata di Gesù Cristo: servire, essere al servizio di, non fermarsi, andare oltre sempre, dimenticandosi di se stessi. E la comodità dello status: io ho raggiunto uno status e vivo comodamente senza onestà, come quei farisei dei quali parla Gesù che passeggiavano nelle piazze, facendosi vedere dagli altri”.

“Invece quando la Chiesa è tiepida, chiusa in se stessa, anche affarista tante volte, questo non si può dire, che sia una Chiesa che ministra, che sia al servizio, bensì che si serve degli altri. Che il Signore ci dia la grazia che ha dato a Paolo, quel punto d‘onore di andare sempre avanti, sempre, rinunciando alle proprie comodità tante volte, e ci salvi dalle tentazioni, da queste tentazioni che in fondo sono tentazioni di una doppia vita: mi faccio vedere come ministro, cioè come quello che serve, ma in fondo mi servo degli altri”.

 

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