Udienza Generale di Papa Francesco del 16 settembre 2015 – Per una teologia della donna e l’unità di tutte le famiglie del mondo

Papa Francesco nell’Udienza Generale di oggi, 16 settembre 2015 in piazza San Pietro, ha svolto l’ultima catechesi sul tema del matrimonio e sulla famiglia prima di affrontare il Viaggio Apostolico a Cuba e negli Stati Uniti dove si terrà l’ottavo Incontro Mondiale delle Famiglie, appunto a Filadelfia, e prima del grande evento di ottobre prossimo: il Sinodo dei Vescovi. In questa catechesi, tutta da leggere e da ascoltare, il Santo Padre ha insistito su un grande tema: sulla figura della donna nella Chiesa, sulla necessità di sviluppare una teologia della donna. “Dio segna la donna con una barriera protettiva contro il male – ha detto il Papa – alla quale essa può ricorrere, se vuole, per ogni generazione. La donna porta una segreta e speciale benedizione, per la difesa della sua creatura dal Maligno”. “Cristo, nato da una donna – ha aggiunto il Santo Padre – è la carezza di Dio sulle nostre piaghe sui nostri sbagli, sui nostri peccati. Dio ci ama come siamo e vuole portarci avanti con questo progetto e la donna è quella più forte che porta avanti questo progetto”. La promessa di Dio, ha concluso Papa Francesco è rivolta a tutte le famiglie del mondo, di qualsiasi popolo, nazione o religione e chiunque si lascerà commuovere da questa visione, “si metta in cammino con noi. Sarà nostro fratello, nostra sorella, senza fare proselitismo, camminiamo insieme sotto questa benedizione”.

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle,

questa è la nostra riflessione conclusiva sul tema del matrimonio e della famiglia. Siamo alla vigilia di eventi belli e impegnativi, che sono direttamente legati a questo grande tema: l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Filadelfia e il Sinodo dei Vescovi qui a Roma. Entrambi hanno un respiro mondiale, che corrisponde alla dimensione universale del cristianesimo, ma anche alla portata universale di questa comunità umana fondamentale e insostituibile che è appunto la famiglia.

L’attuale passaggio di civiltà appare segnato dagli effetti a lungo termine di una società amministrata dalla tecnocrazia economica. La subordinazione dell’etica alla logica del profitto dispone di mezzi ingenti e di appoggio mediatico enorme. In questo scenario, una nuova alleanza dell’uomo e della donna diventa non solo necessaria, ma anche strategica per l’emancipazione dei popoli dalla colonizzazione del denaro. Questa alleanza deve ritornare ad orientare la politica, l’economia e la convivenza civile! Essa decide l’abitabilità della terra, la trasmissione del sentimento della vita, i legami della memoria e della speranza.

Di questa alleanza, la comunità coniugale-famigliare dell’uomo e della donna è la grammatica generativa, il “nodo d’oro”, potremmo dire. La fede la attinge dalla sapienza della creazione di Dio: che ha affidato alla famiglia non la cura di un’intimità fine a sé stessa, bensì l’emozionante progetto di rendere “domestico” il mondo. La famiglia è alla base di questa cultura mondiale che ci salva da tanti attacchi, tante distruzioni, tante colonizzazioni come quella del denaro o ideologiche che minacciano tanto il mondo; la famiglia è la base per difendersi.

Proprio dalla Parola biblica della creazione abbiamo preso la nostra ispirazione fondamentale, nelle nostre brevi meditazioni del mercoledì sulla famiglia. A questa Parola possiamo e dobbiamo nuovamente attingere con ampiezza e profondità. E’ un grande lavoro, quello che ci aspetta, ma anche molto entusiasmante. La creazione di Dio non è una semplice premessa filosofica: è l’orizzonte universale della fede! Non c’è un disegno divino diverso dalla creazione e dalla sua salvezza. E’ per la salvezza della creatura – di ogni creatura – che Dio si è fatto uomo: «per noi uomini e per la nostra salvezza», come dice il Credo. E Gesù risorto è «primogenito di ogni creatura» (Col 1,15).

Il mondo creato è affidato all’uomo e alla donna: quello che accade tra loro dà l’impronta a tutto. Il loro rifiuto della benedizione di Dio approda fatalmente ad un delirio di onnipotenza che rovina ogni cosa. E’ ciò che chiamiamo “peccato originale”. E tutti veniamo al mondo nell’eredità di questa malattia.

Nonostante ciò, non siamo maledetti, né abbandonati a noi stessi. L’antico racconto del primo amore di Dio per l’uomo e la donna, aveva già pagine scritte col fuoco, a questo riguardo! «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe» (Gn 3,15a). Sono le parole che Dio rivolge al serpente ingannatore, incantatore. Mediante queste parole Dio segna la donna con una barriera protettiva contro il male, alla quale essa può ricorrere – se vuole – per ogni generazione. Vuol dire che la donna porta una segreta e speciale benedizione, per la difesa della sua creatura dal Maligno! Come la Donna dell’Apocalisse, che corre a nascondere il figlio dal Drago. E Dio la protegge (cfr Ap 12,6).

Pensate quale profondità si apre qui! Esistono molti luoghi comuni, a volte persino offensivi, sulla donna tentatrice che ispira al male. Invece c’è spazio per una teologia della donna che sia all’altezza di questa benedizione di Dio per lei e per la generazione!

La misericordiosa protezione di Dio nei confronti dell’uomo e della donna, in ogni caso, non viene mai meno per entrambi. Non dimentichiamo questo! Il linguaggio simbolico della Bibbia ci dice che prima di allontanarli dal giardino dell’Eden, Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelle e li vestì (cfr Gn 3, 21). Questo gesto di tenerezza significa che anche nelle dolorose conseguenze del nostro peccato, Dio non vuole che rimaniamo nudi e abbandonati al nostro destino di peccatori. Questa tenerezza divina, questa cura per noi, la vediamo incarnata in Gesù di Nazaret, figlio di Dio «nato da donna» (Gal 4,4). E sempre san Paolo dice ancora: «mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8). Cristo, nato da una donna, è la carezza di Dio sulle nostre piaghe sui nostri sbagli, sui nostri peccati. Dio ci ama come siamo e vuole portarci avanti con questo progetto e la donna è quella più forte che porta avanti questo progetto.

La promessa che Dio fa all’uomo e alla donna, all’origine della storia, include tutti gli esseri umani, sino alla fine della storia. Se abbiamo fede sufficiente, le famiglie dei popoli della terra si riconosceranno in questa benedizione. In ogni modo, chiunque si lascia commuovere da questa visione, a qualunque popolo, nazione, religione appartenga, si metta in cammino con noi. Sarà nostro fratello, nostra sorella, senza fare proselitismo, camminiamo insieme sotto questa benedizione, sotto questo scopo di Dio di farci tutti fratelli nella vita in un mondo che va avanti e nasce proprio dalla famiglia, dall’unione dell’uomo e della donna.

Dio benedica famiglie di ogni angolo della terra e Dio vi benedica a voi tutti.

Queste le parole più utilizzate da Papa Francesco nella catechesi:

parole papa Francesco

5 pensieri su “Udienza Generale di Papa Francesco del 16 settembre 2015 – Per una teologia della donna e l’unità di tutte le famiglie del mondo

  1. “In ogni modo, chiunque si lascia commuovere da questa visione, a qualunque popolo, nazione, religione appartenga, si metta in cammino con noi. Sarà nostro fratello, nostra sorella, senza fare proselitismo, camminiamo insieme sotto questa benedizione….”
    E’ la chiesa profetizzata della beata Catherina Emmerich che aumentava di dimensione perché tutti dovevano farne parte! Continua a dire di non fare proselitismo negando cio’ che Cristo stesso disse ai Suoi apostoli. Sta costruendo una chiesa che permette a tutti quelli che vivono col peccato e di peccato di stare comodi e di sentirsi amati da Dio nonostante Lo si sbeffeggi continuamente. Gesu’ torna presto.

    • Quello su cui in continuazione Papa Francesco insiste è la misericordia, non a caso tema di un Anno Santo straordinario. La misericordia del Padre che aspetta alla finestra il figlio e lo abbraccia con amore. Tutti noi siamo peccatori e cerchiamo l’abbraccio del Padre, o qualcuno si ritiene senza peccato?

      • Quel padre era proprio misericordioso forse consapevole anche dei propri errori. Mi sento figlio bisognoso e padre in difficolta’. La Speranza nella Parola e nella misericordia di Dio mi sostiene.

      • La parole piu’ usate del papa sono misericordia e peccatore, quelle meno usate sono giustizia e pentimento. Tutti siamo peccatori e su questo non ci piove ma a mio modo di vedere occorrerebbe ripetere in continuazione “cercate di non essere peccatori” e la cosa e’ molto differente. Ad oggi a sentire la Chiesa sembrerebbe normale peccare e non il cercare di non commetterne (o per lo meno sforzarsi). Presentare una misericordia che nega la giustizia e’ falso ed assolutamente dannoso per l’anima. Il Signore e’ stato chiaro con l’adutera:”va e non peccare più” ad oggi c’e’ qualcuno che ci sta dicendo “tranquilli tanto Gesu’ e’ morto per noi per i nostri peccati, e’ salito al Padre con le Sue cinque piaghe e mostrandole a Lui dice questo e’ il prezzo che ho pagato per loro….” Che si faccia attenzione alle prossime modifiche, il Sinodo sta per cominciare e sarebbe bene ricordare che il vicario di Cristo essendo garante della Chiesa ha l’obbligo di preservarla ma non di modificarla nei contenuti (e non esiste una pastorale che contrasta la dottrina, adottarla significherebbe contraddire la dottrina stessa). Il vostro dire sia SI SI NO NO

      • Il pentimento è alla base del perdono, senza quello non esiste remissione dei peccati. Il Padre è misericordioso, perdona il figlio pentito del suo comportamento. Non c’è niente di nuovo nelle parole del Papa, lo sai cosa invece è rivoluzionario? La con-passione, la prossimità, l’attenzione di questo Papa con tutti. Non serve più la raccomandazione per salutarlo di persona, questo è un Papa che ti viene a cercare. E specialmente va a cercare gli esclusi, quelli che si sentono lontani, i poveri e dunque anche me, che sono tra i più poveri di tutti.

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