Omelia di Papa Francesco del 11 settembre 2015 – “Impariamo ad accusare noi stessi”

Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi 11 settembre 2015 a Casa Santa Marta, ha preso spunto dalle Letture (1 Tm 1, 1-2.12-14; Lc 6, 39-42)per indicare la strada attraverso la quale incarnare lo stile di vita cristiano: il primo passo – ha detto il Papa – è l’accusa di se stessi, “il coraggio di accusare se stessi, prima di accusare gli altri”. L’uomo e la donna che non imparano ad accusare se stessi diventano ipocriti – ha sottolineato il Santo Padre – tutti, a cominciare dal papa stesso. Il primo passo dunque è evitare di pensare ai difetti degli altri, e pensare ai nostri, solo così possiamo proseguire sulla strada della magnanimità, solo così possiamo seguire il consiglio di Gesù: essere generosi nel perdono e nella misericordia.

Questa è la trascrizione:

“Ma noi possiamo dire: ‘Ma, questo è bello, eh?’. E ognuno di voi può dire: ‘Ma Padre, è bello, ma come si fa, come si incomincia, questo? E qual è il primo passo per andare su questa strada?’. Il primo passo lo vediamo oggi, sia nella prima Lettura, sia nel Vangelo. Il primo passo è l’accusa di se stessi. Il coraggio di accusare se stessi, prima di accusare gli altri. E Paolo loda il Signore perché lo ha eletto e rende grazie perché ‘mi ha dato fiducia mettendo me al suo servizio, perché io ero’ ‘un bestemmiatore, un persecutore e un violento’. Ma è stata misericordia”.

“E Gesù usa quella parola che soltanto usa con quelli che hanno doppia faccia, doppia anima: ‘Ipocrita!’. Ipocrita. L’uomo e la donna che non imparano ad accusare se stessi diventano ipocriti. Tutti, eh? Tutti. Incominciando dal Papa in giù: tutti. Se uno di noi non ha la capacità di accusare se stesso e poi dire, se è necessario, a chi si devono dire le cose degli altri, non è cristiano, non entra in questa opera tanto bella della riconciliazione, della pacificazione, della tenerezza, della bontà, del perdono, della magnanimità, della misericordia che ci ha portato Gesù Cristo”.

“Quando mi viene la voglia di dire agli altri i difetti degli altri, fermarsi. E io? E avere il coraggio che ha Paolo, qui: ‘Io ero un bestemmiatore, un persecutore, un violento’ … Ma quante cose possiamo dire di noi stessi? Risparmiamo i commenti sugli altri e facciamo commenti su noi stessi. E questo è il primo passo su questa strada della magnanimità. Perché quello che sa guardare soltanto le pagliuzze nell’occhio dell’altro, finisce nella meschinità: un’anima meschina, piena di piccolezze, piena di chiacchiere”.

 

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