“Facciamo tutto quello che possiamo per aiutare le famiglie provate dalla povertà” Udienza Generale di Papa Francesco del 3 giugno 2015

Ancora la famiglia in primo piano nella catechesi di Papa Francesco nell’Udienza Generale di oggi, 3 giugno 2015 in piazza San Pietro. Il tema questa volta è la vulnerabilità della famiglia sottoposta continuamente a molte prove dalla vita. E una di queste è la povertà, vissuta specialmente nelle zone periferiche delle megalopoli e aggravata in alcuni casi dalla guerra. La povertà mina la famiglia, allenta i legami familiari, mette a dura prova gli affetti familiari. Dovremmo inginocchiarci – ha detto il Santo Padre – davanti a quelle famiglie che resistono in queste condizioni di prova e vergognarci della nostra società che permette tanta povertà nel mondo. Una società che predilige l’esaltazione del benessere individuale e che pratica lo sfruttamento dei legami familiari. La Chiesa deve essere povera “per diventare feconda e rispondere a tanta miseria”, nelle sue istituzioni e nello stile di vita dei suoi membri per abbattere ogni muro che la divida da questa situazione. E noi cristiani siamo chiamati ad una rivoluzione: la rivoluzione della prossimità familiare, per farci vicini a tutte quelle famiglie che sono messe alla prova dalla povertà.

Questo è il filmato integrale dell’Udienza; la catechesi del Santo Padre inizia al minuto 26.47:

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle,

buongiorno

in questi mercoledì abbiamo riflettuto sulla famiglia e andiamo avanti su questo tema: riflettere sulla famiglia; da oggi le nostre catechesi si aprono, con la riflessione, alla considerazione delle vulnerabilità che ha la famiglia, nelle condizioni della vita che la mettono alla prova. La famiglia ha tanti problemi che la mettono alla prova, oggi cominceremo da una, una di queste prove è la povertà. Pensiamo a tante famiglie che popolano le periferie delle megalopoli, ma anche alle zone rurali. Quanta miseria, quanto degrado! E poi, ad aggravare la situazione, in alcuni luoghi arriva anche la guerra. La guerra è sempre una cosa terribile. Essa inoltre colpisce specialmente le popolazioni civili, le famiglie. Davvero la guerra è la “madre di tutte le povertà”, la guerra impoverisce la famiglia, una grande predatrice di vite, di anime, e degli affetti più sacri e più cari.

Nonostante tutto questo, ci sono tante famiglie povere che con dignità cercano di condurre la loro vita quotidiana, spesso confidando apertamente nella benedizione di Dio. Questa lezione, però, non deve giustificare la nostra indifferenza, ma semmai aumentare la nostra vergogna! Che ci sia tanta povertà! E’ quasi un miracolo che, anche nella povertà, la famiglia continui a formarsi, e persino a conservare – come può – la speciale umanità dei suoi legami. Il fatto irrita quei pianificatori del benessere che considerano gli affetti, la generazione, i legami famigliari, come una variabile secondaria della qualità della vita. Non capiscono niente! Invece, noi dovremmo inginocchiarci davanti a queste famiglie, che sono una vera scuola di umanità che salva le società dalla barbarie.

Che cosa ci rimane, infatti, se cediamo al ricatto di Cesare e Mammona, della violenza e del denaro, e rinunciamo anche agli affetti famigliari? Una nuova etica civile arriverà soltanto quando i responsabili della vita pubblica riorganizzeranno il legame sociale a partire dalla lotta alla spirale perversa tra famiglia e povertà, che ci porta nel baratro.

L’economia odierna si è spesso specializzata nel godimento del benessere individuale, ma pratica largamente lo sfruttamento dei legami famigliari. E’ una contraddizione grave, questa! L’immenso lavoro della famiglia non è quotato nei bilanci, naturalmente! Infatti l’economia e la politica sono avare di riconoscimenti a tale riguardo. Eppure, la formazione interiore della persona e la circolazione sociale degli affetti hanno proprio lì il loro pilastro. Se lo togli, viene giù tutto.

Non è solo questione di pane. Parliamo di lavoro, parliamo di istruzione, parliamo di sanità. E’ importante capire bene questo. Rimaniamo sempre molto commossi quando vediamo le immagini di bambini denutriti e malati che ci vengono mostrate in tante parti del mondo. Nello stesso tempo, ci commuove anche molto lo sguardo sfavillante di molti bambini, privi di tutto, che stanno in scuole fatte di niente, quando mostrano con orgoglio la loro matita e il loro quaderno. E come guardano con amore il loro maestro o la loro maestra! Davvero i bambini lo sanno che l’uomo non vive di solo pane! Anche l’affetto familiare, quando c’è la miseria soffrono i bambini perché loro vogliono l’amore, il legame familiare.

Noi cristiani dovremmo essere sempre più vicini alle famiglie che la povertà mette alla prova. Pensate, tutti voi conoscete qualcuno, un papà senza lavoro, una mamma senza lavoro: la famiglia soffre, i legami si indeboliscono; è brutto questo! In effetti, la miseria sociale colpisce la famiglia e a volte la distrugge. La mancanza o la perdita del lavoro, o la sua forte precarietà, incidono pesantemente sulla vita familiare, mettendo a dura prova le relazioni. Le condizioni di vita nei quartieri più disagiati, con i problemi abitativi e dei trasporti, come pure la riduzione dei servizi sociali, sanitari e scolastici, causano ulteriori difficoltà. A questi fattori materiali si aggiunge il danno causato alla famiglia da quei pseudo-modelli, diffusi dai mass-media basati sul consumismo e il culto dell’apparire, che influenzano i ceti sociali più poveri e incrementano la disgregazione dei legami familiari. Curare le famiglie, curare l’affetto; ma la miseria mette la famiglia alla prova.

La Chiesa è madre, e non deve dimenticare questo dramma dei suoi figli. Anch’essa dev’essere povera, per diventare feconda e rispondere a tanta miseria. Una Chiesa povera è una Chiesa che pratica una volontaria semplicità nella propria vita – nelle sue stesse istituzioni, nello stile di vita dei suoi membri – per abbattere ogni muro di separazione, soprattutto dai poveri. Ci vogliono la preghiera e l’azione. Preghiamo intensamente il Signore, che ci scuota, per rendere le nostre famiglie cristiane protagoniste di questa rivoluzione della prossimità famigliare, che ora ci è così necessaria! Di essa, di questa prossimità famigliare, dall’inizio è fatta la Chiesa. E non dimentichiamo che il giudizio dei bisognosi, dei piccoli e dei poveri anticipa il giudizio di Dio (Mt 25,31-46). Non dimentichiamo questo! Facciamo tutto, tutto quello che possiamo per aiutare le famiglie per andare avanti nella prova della povertà e della miseria che colpiscono gli affetti, i legami familiari.

Io vorrei leggere un’altra volta il testo della Bibbia che abbiamo ascoltato all’inizio e ognuno di noi pensi alle famiglie che sono provate dalla miseria e dalla povertà: la Bibbia dice così: (Sir 4, 1-5) «Figlio non rifiutare al povero il necessario per la vita, non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi – pensiamo ad ogni parola – non rattristare chi ha fame, non esasperare chi è in difficoltà, Non turbare un cuore già esasperato, non negare un dono al bisognoso. Non respingere la supplica del povero, non distogliere lo sguardo dall’indigente. Da chi ti chiede non distogliere lo sguardo, non dare a lui l’occasione di maledirti » Perché questo sarà quello che farà il Signore – lo dice nel Vangelo – se non facciamo queste cose.

Queste le parole più utilizzate da Papa Francesco nella catechesi:

parole Papa Francesco

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