“La fratellanza non si deve rompere!”. Udienza Generale di Papa Francesco del 18 febbraio 2015

Continuando sul tema della famiglia e dopo aver riflettuto sul ruolo della madre, del padre e dei figli, Papa Francesco ha svolto la catechesi dell’Udienza di oggi, 18 febbraio 2015, sul legame fraterno. Quando si rovina questo rapporto tra fratelli, ha detto il Santo Padre, si apre la strada ad esperienze dolorose di conflitto, di tradimento, di odio. E questo legame si può rompere per piccole cose, legate a piccoli interessi molto spesso economici e a causa di questi, i fratelli non si parlano più, non si salutano più; la fratellanza è una cosa grande, ha continuato il papa, che ha sottolineato come “tutti i fratelli hanno abitato il grembo della stessa mamma durante nove mesi, vengono dalla carne della mamma e non si può rompere la fratellanza”. Nello spirito cristiano, poi, questa fraternità viene dilatata in un modo inimmaginabile, andando oltre i legami di sangue ed annullando ogni differenza di nazione, di lingua, di cultura e persino di religione. I cristiani, ha continuato il Santo Padre, “vanno incontro ai poveri e ai deboli non per obbedire ad un programma ideologico, ma perché la parola e l’esempio del Signore ci dicono che tutti siamo fratelli”.

Questo è il filmato integrale dell’Udienza Generale; la catechesi del Santo Padre inizia al minuto 28.15:

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle,

nel nostro cammino di catechesi sulla famiglia, dopo aver considerato il ruolo della madre, del padre, dei figli, oggi è la volta dei fratelli. “Fratello” e “sorella” sono parole che il cristianesimo ama molto. E, grazie all’esperienza familiare, sono parole che tutte le culture e tutte le epoche comprendono.

Il legame fraterno ha un posto speciale nella storia del popolo di Dio, che riceve la sua rivelazione nel vivo dell’esperienza umana. Il salmista canta la bellezza del legame fraterno e dice così: «Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!» (Sal 132,1). Questo è vero, la fratellanza è bella! Gesù Cristo ha portato alla sua pienezza anche questa esperienza umana dell’essere fratelli e sorelle, assumendola nell’amore trinitario e potenziandola così che vada ben oltre i legami di parentela e possa superare ogni muro di estraneità.

Sappiamo che quando il rapporto fraterno si rovina, quando si rovina questo rapporto tra fratelli, apre la strada ad esperienze dolorose di conflitto, di tradimento, di odio. Il racconto biblico di Caino e Abele costituisce l’esempio di questo esito negativo. Dopo l’uccisione di Abele, Dio domanda a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Gen 4,9a). E’ una domanda che il Signore continua a ripetere in ogni generazione. E purtroppo, in ogni generazione, non cessa di ripetersi anche la drammatica risposta di Caino: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9b). Quando si rompe il legame fra i fratelli, diviene una cosa brutta e cattiva per l’umanità e anche in famiglia, quanti fratelli hanno litigato per piccole cose o per un’eredità e poi non si parlano più, non si salutano più; questo è brutto, la fratellanza è una cosa grande; pensare che tutti i fratelli hanno abitato il grembo della stessa mamma durante nove mesi, vengono dalla carne della mamma e non si può rompere la fratellanza. Pensiamo un po’, tutti noi conosciamo famiglie che hanno fratelli divisi, che hanno litigato, pensiamo un po’ e chiediamo al Signore per queste famiglie – forse nella nostra famiglia ci sono alcuni casi – perché il Signore ci aiuti a riunire i fratelli, a ricostituire la famiglia. La fratellanza non si deve rompere! Quando si rompe succede quello che è accaduto con Caino e Abele e quando il Signore domanda a Caino dove fosse suo fratello lui risponde: a me non importa del mio fratello; questo è brutto, è una cosa molto dolorosa da sentire. Nelle nostre preghiere sempre preghiamo per i fratelli che si sono divisi.

Il legame di fraternità che si forma in famiglia tra i figli, se avviene in un clima di educazione all’apertura agli altri, è la grande scuola di libertà e di pace. In famiglia fra i fratelli si impara la convivenza umana, come si deve convivere in società. Forse non sempre ne siamo consapevoli, ma è proprio la famiglia che introduce la fraternità nel mondo! A partire da questa prima esperienza di fraternità, nutrita dagli affetti e dall’educazione familiare, lo stile della fraternità si irradia come una promessa sull’intera società e sui rapporti tra i popoli.

La benedizione che Dio, in Gesù Cristo, riversa su questo legame di fraternità lo dilata in un modo inimmaginabile, rendendolo capace di oltrepassare ogni differenza di nazione, di lingua, di cultura e persino di religione.

Pensate che cosa diventa il legame fra gli uomini, anche diversissimi fra loro, quando possono dire l’uno all’altro: “Questo è proprio come un fratello, questa è proprio come una sorella per me”! E’ bello questo. La storia ha mostrato a sufficienza, del resto, che anche la libertà e l’uguaglianza, senza la fraternità, possono riempirsi di individualismo e di conformismo e anche di interesse.

La fraternità in famiglia risplende in modo speciale quando vediamo la premura, la pazienza, l’affetto di cui vengono circondati il fratellino o la sorellina più deboli, malati, o portatori di handicap. I fratelli e le sorelle che fanno questo sono moltissimi, in tutto il mondo, e forse non apprezziamo abbastanza la loro generosità. Oggi ho salutato una famiglia con nove figli dove il più grande aiuta il papà e la mamma a curare i più piccoli e questo è bello, questo lavoro di aiuto fra i fratelli.

Avere un fratello, una sorella che ti vuole bene è un’esperienza forte, impagabile, insostituibile. Nello stesso modo accade per la fraternità cristiana. I più piccoli, i più deboli, i più poveri debbono intenerirci: hanno “diritto” a prenderci l’anima e il cuore. Sì, essi sono nostri fratelli e come tali dobbiamo amarli e trattarli. Quando questo accade, quando i poveri sono come di casa, la nostra stessa fraternità cristiana riprende vita. I cristiani, infatti, vanno incontro ai poveri e ai deboli non per obbedire ad un programma ideologico, ma perché la parola e l’esempio del Signore ci dicono che tutti siamo fratelli. Questo è il principio dell’amore di Dio e di ogni giustizia fra gli uomini.

Vi suggerisco una cosa, prima di finire, in silenzio ognuno di noi pensiamo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle. Pensiamo in silenzio e dal cuore preghiamo per loro. Un istante di silenzio.

Ecco, con questa preghiera abbiamo portato tutti i fratelli e sorelle, col pensiero e con il cuore, qui in piazza per ricevere la benedizione.

Oggi più che mai è necessario riportare la fraternità al centro della nostra società tecnocratica e burocratica: allora anche la libertà e l’uguaglianza prenderanno la loro giusta intonazione. Perciò, non priviamo a cuor leggero le nostre famiglie, per soggezione o per paura, della bellezza di un’ampia esperienza fraterna di figli e figlie. E non perdiamo la nostra fiducia nell’ampiezza di orizzonte che la fede è capace di trarre da questa esperienza, illuminata dalla benedizione di Dio.

Grazie.

Queste le parole più usate dal Santo Padre nella catechesi:

Parole Papa Francesco

Un pensiero su ““La fratellanza non si deve rompere!”. Udienza Generale di Papa Francesco del 18 febbraio 2015

  1. Grazie Francesco ! Fratelli e sorelle in silenzio si pensano con il cuore molti di essi sono già’ uniti nel pensiero e nello spirito in questo momento il tuo invito porterà’ certame mente serenità’ e tenerezza

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...