“Una società che non ama circondarsi di figli, che li considera un peso, è una società depressa”. Udienza Generale di Papa Francesco del 11 febbraio 2015

Complice un caldo sole, l’Udienza Generale è tornata oggi, 11 febbraio 2015, a svolgersi in piazza San Pietro, dove il Santo Padre è stato accolto come sempre con grande affetto dai pellegrini presenti. Nella sua catechesi il Papa ha continuato a proporci le sue riflessioni sulla famiglia, iniziate il 4 febbraio e il 28 gennaio scorsi, soffermandosi oggi sulla figura dei figli. I figli, ha detto il Papa, sono la gioia della famiglia e della società, sono un dono. Ognuno di essi è differente ed unico e ci permettono di scoprire la dimensione gratuita dell’amore: i figli, infatti sono amati prima che arrivino, come l’amore di Dio, che ci ama sempre prima, ha sottolineato Papa Francesco. Essere figli, dunque, è la condizione fondamentale per conoscere l’amore di Dio. Parlando poi del quarto comandamento, il Santo Padre ha sottolineato che una società di figli che non onorano i genitori è una società senza onore, mentre una società che non ama circondarsi di figli, che li considera un peso, è una società depressa. “Nel moltiplicarsi della generazione c’è un mistero di arricchimento della vita di tutti, che viene da Dio stesso – ha concluso Papa Francesco – e dobbiamo riscoprirlo, sfidando il pregiudizio; e viverlo, nella fede, in perfetta letizia”.

Questo è il filmato integrale dell’Udienza; la catechesi del Santo Padre inizia al minuto 28.18:

Queste le parole di Papa Francesco

Cari fratelli e sorelle,

buongiorno

dopo aver riflettuto sulle figure della madre e del padre, in questa catechesi sulla famiglia vorrei parlare del figlio o, meglio, dei figli. Prendo spunto da una bella immagine di Isaia. Scrive il profeta: «I tuoi figli si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore» (Is 60,4-5a). E’ una splendida immagine della felicità che si realizza nel ricongiungimento tra i genitori e i figli, che camminano insieme verso un futuro di libertà e di pace, dopo un lungo tempo di privazioni e di separazione. Come è stata in quel tempo quella storia, quando erano lontani dalla patria.

In effetti, c’è uno stretto legame fra la speranza di un popolo e l’armonia fra le generazioni. Questo dobbiamo pensarlo bene: c’è uno legame stretto fra la speranza di un popolo e l’armonia fra le generazioni. La gioia dei figli fa palpitare i cuori dei genitori e riapre il futuro. I figli sono la gioia della famiglia e della società. Non sono un problema di biologia riproduttiva, né uno dei tanti modi di realizzarsi. E tanto meno sono un possesso dei genitori. I figli sono un dono, sono un regalo, capito? I figli sono un dono! Ciascuno è unico, ciascuno è irripetibile; e al tempo stesso inconfondibilmente legato alle sue radici. Essere figlio e figlia, infatti, secondo il disegno di Dio, significa portare in sé la memoria e la speranza di un amore che ha realizzato se stesso proprio accendendo la vita di un altro essere umano, originale e nuovo. E per i genitori ogni figlio è differente, è diverso. Permettetemi un ricordo di famiglia: mi ricordo che mia mamma, noi eravamo cinque, rispondeva a chi le chiedeva quale fosse il suo preferito ‘io ho cinque figli come cinque dita e se mi picchiano ognuna delle dita, queste mi fanno male tutte; tutti sono i miei, ma tutti differenti come le dita di una mano’. È così, è la famiglia: tutti figli nella loro differenza.

Un figlio lo si ama non perché sia bello o altro, no, è perché è figlio; non perché la pensa come me, o incarna i miei desideri. Un figlio è un figlio: una vita generata da noi ma destinata a lui, al suo bene, al bene della famiglia, della società, dell’umanità intera.

Di qui viene anche la profondità dell’esperienza umana dell’essere figlio e figlia, che ci permette di scoprire la dimensione più gratuita dell’amore, che non finisce mai di stupirci. E’ la bellezza di essere amati prima: i figli sono amati prima che arrivino, quante volte trovo le mamme qui che mi fanno vedere la pancia e mi chiedono la benedizione; sono amati questi bimbi prima di venire al mondo e questa è gratuità, è amore; sono amati prima, come l’amore di Dio che ci ama sempre prima. Sono amati prima di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo, prima di saper parlare o pensare, addirittura prima di venire al mondo! Essere figli è la condizione fondamentale per conoscere l’amore di Dio, che è la fonte ultima di questo autentico miracolo. Nell’anima di ogni figlio, per quanto vulnerabile, Dio pone il sigillo di questo amore, che è alla base della sua dignità personale, una dignità che niente e nessuno potrà distruggere.

Oggi sembra più difficile per i figli immaginare il loro futuro. I padri – lo accennavo nelle precedenti catechesi – hanno forse fatto un passo indietro e i figli sono diventati più incerti nel fare i loro passi avanti. Possiamo imparare il buon rapporto fra le generazioni dal nostro Padre celeste, che lascia libero ciascuno di noi ma non ci lascia mai soli. E se sbagliamo, Lui continua a seguirci con pazienza senza diminuire il suo amore per noi. Il Padre celeste non fa passi indietro nel suo amore per noi, mai, sempre va avanti e se non può andare avanti, ci aspetta, ma non va mai indietro; vuole che i suoi figli siano coraggiosi e facciano i loro passi avanti.

I figli, da parte loro, non devono aver paura dell’impegno di costruire un mondo nuovo: è giusto per loro desiderare che sia migliore di quello che hanno ricevuto! Ma questo va fatto senza arroganza, senza presunzione. Dei figli bisogna saper riconoscere il valore, e ai genitori si deve sempre rendere onore.

Il quarto comandamento chiede ai figli – e tutti lo siamo! – di onorare il padre e la madre. Questo comandamento viene subito dopo quelli che riguardano Dio stesso. Dopo i tre comandamenti che riguardano Dio, viene questo quarto. Infatti contiene qualcosa di sacro, qualcosa di divino, qualcosa che sta alla radice di ogni altro genere di rispetto fra gli uomini. E nella formulazione biblica del quarto comandamento si aggiunge: «perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore tuo Dio ti dà». Il legame virtuoso tra le generazioni è garanzia di futuro, ed è garanzia di una storia davvero umana. Una società di figli che non onorano i genitori è una società senza onore, quando non si onorano i genitori si perde il proprio onore; è una società destinata a riempirsi di giovani aridi e avidi. Però, anche una società avara di generazione, che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio, è una società depressa. Pensiamo a tante società che conosciamo qui in Europa, sono società depresse perché non vogliono i figli, non hanno i figli. Il livello di nascita non arriva all’1%. Perché? Ognuino di noi ci pensi e risponda. Se una famiglia generosa di figli viene guardata come se fosse un peso, c’è qualcosa che non va! La generazione dei figli dev’essere responsabile, come insegna anche l’Enciclica Humanae vitae del beato Papa Paolo VI, ma avere più figli non può diventare automaticamente una scelta irresponsabile. Non avere figli è una scelta egoistica. La vita ringiovanisce e acquista energie moltiplicandosi: si arricchisce, non si impoverisce! I figli imparano a farsi carico della loro famiglia, maturano nella condivisione dei suoi sacrifici, crescono nell’apprezzamento dei suoi doni. L’esperienza lieta della fraternità anima il rispetto e la cura dei genitori, ai quali è dovuta la nostra riconoscenza.

Tanti di voi qui, avete figli, e tutti siamo figli. Facciamo una cosa, un minutino, non ci allungheremo tanto, ognuno di noi pensi nel suo cuore ai suoi figli se ne ha, pensi in silenzio, e tutti noi pensiamo ai nostri genitori e ringraziamo Dio per il dono della vita.

Il Signore benedica i nostri genitori e benedica i vostri figli.

Gesù, il Figlio eterno, reso figlio nel tempo, ci aiuti a trovare la strada di una nuova irradiazione di questa esperienza umana così semplice e così grande che è l’essere figli. Nel moltiplicarsi della generazione c’è un mistero di arricchimento della vita di tutti, che viene da Dio stesso. Dobbiamo riscoprirlo, sfidando il pregiudizio; e viverlo, nella fede, in perfetta letizia.

E vi dico: quanto è bello quando io passo tra di voi e vedo i papà e le mamme che alzano i loro figli per essere benedetti. Ma questo è un gesto quasi divino, grazie per farlo!

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