“La grande missione della famiglia è fare posto a Gesù che viene, accoglierlo nella persona dei figli, del marito, della moglie, dei nonni”. Udienza Generale di Papa Francesco del 17 dicembre 2014

Papa Francesco nella catechesi dell’Udienza Generale di oggi, 17 dicembre 2014, ha continuato dopo mercoledì scorso le sue meditazioni sulla famiglia. “Gesù nacque in una famiglia” ha sottolineato il Santo Padre, ed è proprio lì, nella periferia sperduta e malfamata di un impero che è iniziata la storia più santa e più buona: quella di Gesù tra gli uomini. Per 30 anni Gesù ha vissuto lì e lì è cresciuto in coraggio per portare avanti la sua missione, lì ha percorso il suo cammino. Non sono stati 30 anni sprecati, ha sottolineato Papa Francesco, i cammini di Dio sono misteriosi; Gesù a Nazaret era in una famiglia nella quale tutto accadeva normalmente: “Si lavorava, la mamma cucinava, faceva tutte le cose della casa, stirava le camice, faceva tutte le cose di mamma; il papà falegname, lavorava, insegnava al figlio a lavorare”. La Santa Famiglia di Nazaret, ha detto il Papa, “ci impegna a riscoprire la vocazione e la missione della famiglia, di ogni famiglia: fare posto a Gesù che viene e accoglierlo nella persona dei figli, del marito, della moglie, dei nonni”.

Questo è il filmato integrale dell’Udienza; la catechesi del Santo Padre inizia al minuto 24:30:

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle,

buongiorno

il Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia, appena celebrato, è stato la prima tappa di un cammino, che si concluderà nell’ottobre prossimo con la celebrazione di un’altra Assemblea sul tema “Vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo”. La preghiera e la riflessione che devono accompagnare questo cammino coinvolgono tutto il Popolo di Dio. Vorrei che anche le consuete meditazioni delle udienze del mercoledì si inserissero in questo cammino comune. Ho deciso perciò di riflettere con voi, in questo anno, proprio sulla famiglia, su questo grande dono che il Signore ha fatto al mondo fin dal principio, quando conferì ad Adamo ed Eva la missione di moltiplicarsi e di riempire la terra (cfr Gen 1,28). Quel dono che Gesù ha confermato e sigillato nel suo Vangelo.

La vicinanza del Natale accende su questo mistero una grande luce. L’incarnazione del Figlio di Dio apre un nuovo inizio nella storia universale dell’uomo e della donna. E questo nuovo inizio accade in seno ad una famiglia, a Nazaret.

Gesù nacque in una famiglia! Lui poteva venire in modo spettacolare o come un guerriero, un imperatore, no: viene come un figlio di una famiglia, in una famiglia. È importante guardare nel presepe questa scena tanto bella. Dio ha scelto di nascere in una famiglia umana, che ha formato Lui stesso. L’ha formata in uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero Romano. Non a Roma, che era la città capo dell’impero, non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata. Lo ricordano anche i Vangeli, quasi come un modo di dire: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46). Forse, in molte parti del mondo, noi stessi parliamo ancora così, quando sentiamo il nome di qualche luogo periferico di una grande città. Ebbene, proprio da lì, da quella periferia del grande Impero, è iniziata la storia più santa e più buona, quella di Gesù tra gli uomini! E lì era questa famiglia.

Gesù è rimasto in quella periferia per trent’anni. L’evangelista Luca riassume questo periodo così: Gesù «era loro sottomesso [cioè a Maria e Giuseppe]». Qualcuno potrebbe dire: ‘Ma questo Dio che viene a salvarci ha perso 30 anni lì in quella periferia malfamata? Ha perso 30 anni? Lui ha voluto questo. Il cammino di Gesù era in quella famiglia. «La madre custodiva nel suo cuore tutte queste cose, e Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia davanti a Dio e davanti agli uomini» (2,51-52). Non si parla di miracoli o guarigioni, non ne ha fatto nessuno in quel tempo, non si parla di predicazioni, di folle che accorrono; a Nazaret tutto sembra accadere normalmente, secondo le consuetudini di una pia e operosa famiglia israelita. Si lavorava, la mamma cucinava, faceva tutte le cose della casa, stirava le camice, faceva tutte le cose di mamma; il papà falegname, lavorava, insegnava al figlio a lavorare; ‘30 anni, ma che spreco padre’. Mai si sa, i cammini di Dio sono misteriosi. Ma quello che era importante lì era la famiglia e quello non era uno spreco! Erano grandi santi: Maria, la donna più santa, immacolata; Giuseppe l’uomo più giusto. La famiglia!

Saremmo certamente inteneriti dal racconto di come Gesù adolescente affrontava gli appuntamenti della comunità religiosa e i doveri della vita sociale; nel conoscere come, da giovane operaio, lavorava con Giuseppe; e poi il suo modo di partecipare all’ascolto delle Scritture, alla preghiera dei salmi e in tante altre consuetudini della vita quotidiana. I Vangeli, nella loro sobrietà, non riferiscono nulla circa l’adolescenza di Gesù e lasciano questo compito alla nostra affettuosa meditazione. L’arte, la letteratura, la musica hanno percorso questa via dell’immaginazione. Di certo, non ci è difficile immaginare quanto le mamme potrebbero apprendere dalle premure di Maria per quel Figlio! E quanto i papà potrebbero ricavare dall’esempio di Giuseppe, uomo giusto, che dedicò la sua vita a sostenere e a difendere il bambino e la sposa – la sua famiglia – nei passaggi difficili! Per non dire di quanto i ragazzi potrebbero essere incoraggiati da Gesù adolescente a comprendere la necessità e la bellezza di coltivare la loro vocazione più profonda, e di sognare in grande! Gesù ha coltivato in quei 30 anni la sua vocazione per la quale il Padre lo ha inviato, Gesù mai in quel tempo si è scoraggiato ma è cresciuto in coraggio per andare avanti con la sua missione.

Ciascuna famiglia cristiana – come fecero Maria e Giuseppe – può anzitutto accogliere Gesù, ascoltarlo, parlare con Lui, custodirlo, proteggerlo, crescere con Lui; e così migliorare il mondo. Facciamo spazio nel nostro cuore e nelle nostre giornate al Signore. Così fecero anche Maria e Giuseppe, e non fu facile: quante difficoltà dovettero superare! Non era una famiglia finta, non era una famiglia irreale. La famiglia di Nazaret ci impegna a riscoprire la vocazione e la missione della famiglia, di ogni famiglia. E, come accadde in quei trent’anni a Nazaret, così può accadere anche per noi: far diventare normale l’amore e non l’odio, far diventare comune l’aiuto vicendevole, non l’indifferenza o l’inimicizia. Non è un caso, allora, che “Nazaret” significhi “Colei che custodisce”, come Maria, che – dice il Vangelo – «custodiva nel suo cuore tutte queste cose» (cfr Lc 2,19.51). Da allora, ogni volta che c’è una famiglia che custodisce questo mistero, fosse anche alla periferia del mondo, il mistero del Figlio di Dio, il mistero di Gesù che viene a salvarci è all’opera. E viene per salvare il mondo.

E questa è la grande missione della famiglia: fare posto a Gesù che viene, accogliere Gesù nella famiglia, nella persona dei figli, del marito, della moglie, dei nonni che Gesù è lì, accoglierlo lì perché cresca spiritualmente in quella famiglia.

Il Signore ci dia questa grazia in questi ultimi giorni prima del Natale.

Grazie.

 

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