“Apriamo con coraggio il nostro cuore alla tenerezza di Dio”. Omelia di Papa Francesco dell’11 dicembre 2014

Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi, 11 dicembre 2014 a Casa Santa Marta, ha preso spunto dalla Prima Lettura (Is 41, 13-20) per ribadire ancora una volta che Dio si fa vicino, ci ama come una mamma, gratuitamente, con la stessa tenerezza di una mamma che accarezza il proprio bambino. Noi, da parte nostra, ha sottolineato il Santo Padre, dobbiamo stare attenti a non mercificare la grazia che ci è concessa gratuitamente dal Signore e aprire il nostro cuore alla tenerezza di Dio, magari come ha detto questa mattina il Papa, cominciando proprio dalla Lettura di Isaia di oggi, capitolo 41, dal versetto 13 al 20: la ninna nanna di Dio per ognuno di noi.

Questa è la trascrizione:

“E’ tanta la vicinanza che Dio si presenta qui come una mamma, come una mamma che dialoga con il suo bambino: una mamma quando canta la ninna nanna al bambino e prende la voce del bambino e si fa piccola come il bambino e parla con il tono del bambino al punto di fare il ridicolo se uno non capisse cosa c’è lì di grande: ‘Non temere, vermiciattolo di Giacobbe’. Ma, quante volte una mamma dice queste cose al bambino mentre lo carezza, eh? Ecco, ti rendo come una trebbia acuminata, nuova… ti farò grande… E lo carezza, e lo fa più vicino a lei. E Dio fa così. E’ la tenerezza di Dio. E’ tanto vicino a noi che si esprime con questa tenerezza: la tenerezza di una mamma”.

“E così questa verità tanto bella della vicinanza di Dio scivola in una contabilità spirituale: ‘No, io faccio questo perché questo mi darà 300 giorni di grazia … Io faccio quell’altro perché questo mi darà questo, e così accumulo grazia’. Ma cos’è la grazia? Una merce? E così, sembra di sì. Sembra di sì. E nella storia questa vicinanza di Dio al suo popolo è stata tradita per questo atteggiamento nostro, egoista, di voler controllare la grazia, mercificarla”.

“E San Paolo reagisce con forza contro questa spiritualità della legge. ‘Io sono giusto se faccio questo, questo, questo. Se non faccio questo non sono giusto’. Ma tu sei giusto perché Dio ti si è avvicinato, perché Dio ti carezza, perché Dio ti dice queste cose belle con tenerezza: questa è la giustizia nostra, questa vicinanza di Dio, questa tenerezza, questo amore. Anche a rischio di sembrarci ridicolo il nostro Dio è tanto buono. Se noi avessimo il coraggio di aprire il nostro cuore a questa tenerezza di Dio, quanta libertà spirituale avremmo! Quanta! Oggi, se avete un po’ di tempo, a casa vostra, prendete la Bibbia: Isaia, capitolo 41, dal versetto 13 al 20, sette versetti. E leggetelo. Questa tenerezza di Dio, questo Dio che ci canta a ognuno di noi la ninna nanna, come una mamma”.

 

Is 41, 13-20:

io, il SIGNORE, il tuo Dio,
fortifico la tua mano destra
e ti dico: “Non temere,
io ti aiuto!
Non temere, o Giacobbe, vermiciattolo,
o residuo d’Israele.
Io ti aiuto”, dice il SIGNORE.
Il tuo redentore è il Santo d’Israele.
Ecco, io faccio di te un erpice nuovo
dai denti aguzzi;
tu trebbierai i monti e li ridurrai in polvere,
e renderai le colline simili alla pula.
Tu li ventilerai e il vento li porterà via;
il turbine li disperderà;
ma tu esulterai nel SIGNORE
e ti glorierai del Santo d’Israele.
I miseri e i poveri cercano acqua, e non ce n’è;
la loro lingua è secca dalla sete.
Io, il SIGNORE, li esaudirò.
Io, il Dio d’Israele, non li abbandonerò.
Io farò scaturire dei fiumi sulle nude alture,
delle fonti in mezzo alle valli;
farò del deserto uno stagno,
della terra arida una terra di sorgenti;
pianterò nel deserto il cedro, l’acacia,
il mirto e l’olivo selvatico;
metterò nei luoghi sterili
il cipresso, il platano e il larice tutti assieme,
affinché quelli vedano, sappiano,
considerino e capiscano tutti quanti
che la mano del SIGNORE ha operato questo
e che il Santo d’Israele ne è il creatore.

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