«E così per sempre saremo con il Signore!» Udienza Generale di Papa Francesco del 15 ottobre 2014

Papa Francesco, nell’Udienza Generale di oggi, 15 ottobre 2014, in piazza San Pietro, ha continuato le sue catechesi sulla Chiesa parlando di quello che accadrà alla fine dei tempi, alla Chiesa come popolo di Dio in cammino e a tutti noi. E per farlo, ha letto quelle che lo stesso Santo Padre ha definito tra le più belle parole presenti nel Nuovo Testamento, quelle di San Paolo rivolte ai Tessalonicesi: «E così per sempre saremo con il Signore!» (1Ts 4,17). La Chiesa, ha detto il Papa, “è il popolo di Dio che segue il Signore Gesù e che si prepara giorno dopo giorno all’incontro con lui, come una sposa con il suo sposo”. Ma oltre che sposa, ha continuato il Papa, la Chiesa “è chiamata a diventare città, simbolo per eccellenza della convivenza e della relazionalità umana”, una città dove non ci saranno più isolamenti, prevaricazioni e distinzioni di alcun genere, ma nella quale saremo tutti una sola cosa in Cristo. E qui arriva la domanda che interroga ciascun cristiano, ognuno di noi: “siamo davvero testimoni luminosi e credibili di questa attesa, di questa speranza?” Stiamo attenti, ha detto Papa Francesco, per non rischiare di esaurire l’olio della fede e l’olio della gioia.

 

Questo è il filmato integrale dell’Udienza, la catechesi del Santo Padre inizia al minuto 20:13:

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle,

buongiorno

Durante questo tempo abbiamo parlato sulla Chiesa, sulla nostra Santa Madre Chiesa gerarchica, il popolo di Dio in cammino; oggi vogliamo domandarci: alla fine, che cosa sarà del popolo di Dio? Che cosa sarà di ciascuno di noi? Che cosa dobbiamo attenderci? L’apostolo Paolo rincuorava i cristiani della comunità di Tessalonica, che si ponevano queste stesse domande, e dopo la sua argomentazione diceva queste parole che sono tra le più belle del Nuovo Testamento: «E così per sempre saremo con il Signore!» (1Ts 4,17). Ma sono parole semplici ma con una densità di speranza tanto grande: «E così per sempre saremo con il Signore!» Credete voi questo? Mi sembra di no, eh? Credete? Lo ripetiamo inseme? Tre volte? «E così per sempre saremo con il Signore!» …

È emblematico come nel libro dell’Apocalisse Giovanni, riprendendo l’intuizione dei Profeti, descriva la dimensione ultima, definitiva, nei termini della «Gerusalemme nuova, che scende dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21,2). Ecco quello che ci attende! Ed ecco, allora, chi è la Chiesa: è il popolo di Dio che segue il Signore Gesù e che si prepara giorno dopo giorno all’incontro con lui, come una sposa con il suo sposo. E non è solo un modo di dire: saranno delle vere e proprie nozze! Sì, perché Cristo, facendosi uomo come noi e facendo di tutti noi una sola cosa con lui, con la sua morte e la sua risurrezione, ci ha davvero sposato e ha fatto di noi, come popolo, la sua sposa. E questo non è altro che il compimento del disegno di comunione e di amore tessuto da Dio nel corso di tutta la storia. La storia del popolo di Dio e anche la propria storia di ognuno; è il Signore che porta questo avanti.

C’è un altro elemento, però, che ci conforta ulteriormente e che ci apre il cuore: Giovanni ci dice che nella Chiesa, sposa di Cristo, si rende visibile la «Gerusalemme nuova». Questo significa che la Chiesa, oltre che sposa, è chiamata a diventare città, simbolo per eccellenza della convivenza e della relazionalità umana. Che bello, allora, poter già contemplare, secondo un’altra immagine quanto mai suggestiva dell’Apocalisse, tutte le genti e tutti i popoli radunati insieme in questa città, come in una tenda, sarà «la tenda di Dio» (cfr Ap 21,3)! E in questa cornice gloriosa non ci saranno più isolamenti, prevaricazioni e distinzioni di alcun genere — di natura sociale, etnica o religiosa — ma saremo tutti una sola cosa in Cristo.

Al cospetto di questo scenario inaudito e mera­viglioso, il nostro cuore non può non sentirsi confermato in modo forte nella speranza. Vedete, la speranza cristiana non è semplicemente un desiderio, un auspicio, non è ottimismo: per un cristiano, la speranza è attesa, attesa fervente, appassionata del compimento ultimo e definitivo di un mistero, il mistero dell’amore di Dio, nel quale siamo rinati e già viviamo. Ed è attesa di qualcuno che sta per arrivare: è il Cristo Signore che si fa sempre più vicino a noi, giorno dopo giorno, e che viene a introdurci finalmente nella pienezza della sua comunione e della sua pace. La Chiesa ha allora il compito di mantenere accesa e ben visibile la lampada della speranza, perché possa continuare a risplendere come segno sicuro di salvezza e possa illuminare a tutta l’umanità il sentiero che porta all’incontro con il volto misericordioso di Dio.

Cari fratelli e sorelle, ecco allora che cosa aspettiamo: che Gesù ritorni! La Chiesa sposa aspetta il suo sposo! Dobbiamo chiederci però, con molta sincerità: siamo davvero testimoni luminosi e credibili di questa attesa, di questa speranza? Le nostre comunità vivono ancora nel segno della presenza del Signore Gesù e nell’attesa calorosa della sua venuta, oppure appaiono stanche, intorpidìte, sotto il peso della fatica e della rassegnazione? Corriamo anche noi il rischio di esaurire l’olio della fede e l’olio della gioia? Stiamo attenti!

Invochiamo la Vergine Maria, madre della speranza e regina del cielo, perché ci mantenga sempre in un atteggiamento di ascolto e di attesa, così da poter essere già ora permeati dell’amore di Cristo e aver parte un giorno alla gioia senza fine, nella piena comunione con Dio. E non dimenticatevi, mai dimenticare che «così per sempre saremo con il Signore!». Lo ripetiamo tre volte in più? «E così per sempre saremo con il Signore!» …

Grazie

 

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