“La comunione tra i cristiani sia in cammino, pregando l’uno per l’altro e facendo opere di carità”. Udienza Generale di Papa Francesco dell’8 ottobre 2014

Papa Francesco nell’Udienza Generale di oggi, 8 ottobre 2014, dopo aver parlato nelle scorse settimane della natura e della bellezza della Chiesa, ha parlato oggi della divisione esistente tra i cattolici e i cristiani che appartengono ad altre confessioni religiose. “Le divisioni tra i cristiani feriscono Cristo” ha detto il Santo Padre ed è stato lo stesso Gesù a pregare Dio Padre affinché già agli inizi della Chiesa, questa fosse una cosa sola. Quello che dobbiamo fare, ha continuato il Papa, è ricercare sempre il dialogo e l’incontro, cogliendo tutto ciò che di valido e di positivo ci viene offerto anche da chi la pensa diversamente da noi o si pone su posizioni differenti. Non dobbiamo fissarci su ciò che ci divide, ma piuttosto su quello che ci unisce. Saranno i teologi, ha detto Papa Francesco, a discutere tra loro ma noi, popolo di Dio, dobbiamo camminare insieme pregando l’uno per l’altro e facendo opere di carità. In questo modo faremo la comunione in cammino, mettendo in pratica quello che si chiama: “ecumenismo spirituale”.

Questo il filmato integrale dell’Udienza; la catechesi del Santo Padre inizia al minuto 29:38 :

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle,

 

buongiorno

nelle ultime catechesi, abbiamo cercato di mettere in luce la natura e la bellezza della Chiesa, e ci siamo chiesti che cosa comporta per ciascuno di noi far parte di questo popolo, popolo di Dio che è la Chiesa. Non dobbiamo, però, dimenticare che ci sono tanti fratelli che condividono con noi la fede in Cristo, ma che appartengono ad altre confessioni o a tradizioni differenti dalla nostra. Molti si sono rassegnati a questa divisione, anche dentro la nostra Chiesa cattolica si sono rassegnati, che nel corso della storia è stata spesso causa di conflitti e di sofferenze, anche di guerre e questo è una vergogna. Anche oggi i rapporti non sono sempre improntati al rispetto e alla cordialità. Ma mi domando, noi, come ci poniamo di fronte a tutto questo? Siamo anche noi rassegnati, se non addirittura indifferenti a questa divisione? Oppure crediamo fermamente che si possa e si debba camminare nella direzione della riconciliazione e della piena comunione? La piena comunione, cioè poter partecipare tutti insieme al corpo e al sangue di Cristo.

Le divisioni tra i cristiani, mentre feriscono la Chiesa, feriscono Cristo e noi divisi facciamo una ferita a Cristo: la Chiesa infatti è il corpo di cui Cristo è il capo. Sappiamo bene quanto stesse a cuore a Gesù che i suoi discepoli rimanessero uniti nel suo amore. Basta pensare alle sue parole riportate nel capitolo diciassettesimo del Vangelo di Giovanni, la preghiera rivolta al Padre nell’imminenza della passione: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi» (Gv 17,11). Questa unità era già minacciata mentre Gesù era ancora tra i suoi: nel Vangelo, infatti, si ricorda che gli apostoli discutevano tra loro su chi fosse il più grande, il più importante (cfr Lc 9,46). Il Signore, però, ha insistito tanto sull’unità nel nome del Padre, facendoci intendere che il nostro annuncio e la nostra testimonianza saranno tanto più credibili quanto più noi per primi saremo capaci di vivere in comunione e di volerci bene. È quello che i suoi apostoli, con la grazia dello Spirito Santo, poi compresero profondamente e si presero a cuore, tanto che san Paolo arriverà a implorare la comunità di Corinto con queste parole: «Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire» (1 Cor 1,10).

Durante il suo cammino nella storia, la Chiesa è tentata dal maligno, che cerca di dividerla, e purtroppo è stata segnata da separazioni gravi e dolorose. Sono divisioni che a volte si sono protratte a lungo nel tempo, fino ad oggi, per cui risulta ormai difficile ricostruirne tutte le motivazioni e soprattutto trovare delle possibili soluzioni. Le ragioni che hanno portato alle fratture e alle separazioni possono essere le più diverse: dalle divergenze su principi dogmatici e morali e su concezioni teologiche e pastorali differenti, ai motivi politici e di convenienza, fino agli scontri dovuti ad antipatie e ambizioni personali. Quello che è certo è che, in un modo o nell’altro, dietro queste lacerazioni ci sono sempre la superbia e l’egoismo, che sono causa di ogni disaccordo e che ci rendono intolleranti, incapaci di ascoltare e di accettare chi ha una visione o una posizione diversa dalla nostra.

Ora, di fronte a tutto questo, c’è qualcosa che ognuno di noi, come membri della santa madre Chiesa, possiamo e dobbiamo fare? Senz’altro non deve mancare la preghiera, in continuità e in comunione con quella di Gesù: la preghiera per l’unità dei cristiani. E insieme con la preghiera, il Signore ci chiede una rinnovata apertura: ci chiede di non chiuderci al dialogo e all’incontro, ma di cogliere tutto ciò che di valido e di positivo ci viene offerto anche da chi la pensa diversamente da noi o si pone su posizioni differenti. Ci chiede di non fissare lo sguardo su ciò che ci divide, ma piuttosto su quello che ci unisce, cercando di meglio conoscere e amare Gesù e condividere la ricchezza del suo amore. E questo comporta concretamente l’adesione alla verità, insieme con la capacità di perdonarsi, di sentirsi parte della stessa famiglia cristiana, di considerarsi l’uno un dono per l’altro e fare insieme tante cose buone e opere di carità.

È un dolore ma ci sono divisioni, ci sono cristiani divisi, ci siamo divisi fra noi, ma tutti abbiamo qualcosa in comune: tutti crediamo in Gesù Cristo il Signore, tutti crediamo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, e tutti camminiamo insieme, siamo in cammino; aiutiamoci l’uno con l’altro; ‘tu la pensi così, tu la pensi così …’ ma in tutte le comunità ci sono bravi teologi, che loro discutano, che loro cerchino la verità teologica, ma noi camminiamo insieme, pregando l’uno per l’altro e facendo opere di carità. E così facciamo la comunione in cammino. Questo si chiama ecumenismo spirituale: fare il cammino della vita tutti insieme nella nostra fede in Gesù Cristo il Signore.

Ma… si dice che non si deve parlare di cose personali, ma non resisto alla tentazione: stiamo parlando della comunione, comunione fra noi, e oggi io sono tanto grato al Signore perché oggi sono 70 anni dalla mia Prima Comunione. Fare la Prima Comunione, tutti noi dobbiamo sapere che significa entrare in comunione con gli altri, in comunione con i fratelli della nostra Chiesa ma anche in comunione con tutti quelli che appartengono a comunità diverse ma credono in Gesù. Ringraziamo il Signore tutti per il nostro Battesimo, ringraziamo il Signore tutti per la nostra comunione e perché questa comunione finisca per unirci tutti insieme.

Cari amici, andiamo avanti allora verso la piena unità. La storia ci ha separato, ma siamo in cammino verso la riconciliazione e la comunione! E questo è vero, questo dobbiamo difenderlo: tutti siamo in cammino verso la comunione! E quando la meta ci può sembrare troppo distante, quasi irraggiungibile, e ci sentiamo presi dallo sconforto, ci rincuori l’idea che Dio non può chiudere l’orecchio alla voce del proprio Figlio Gesù e non esaudire la sua e la nostra preghiera, affinché tutti i cristiani siano davvero una sola cosa.

Grazie.

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