“La correzione fraterna va fatta con carità, in verità e con umiltà”. Omelia di Papa Francesco del 12 settembre 2014

Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi, 12 settembre 2014 a Casa Santa Marta, ha preso spunto dalla Lettura del Vangelo (Lc 6, 39-42) per parlare della correzione fraterna che – ha detto il Papa – “è come un buco presente nel tessuto della Chiesa”; e del modo in cui questa va fatta: innanzitutto con amore e carità. Un altro aspetto da curare è la verità e qui il Santo Padre è tornato sulle calunnie e sulle chiacchiere che distruggono le persone: parlare dunque dei difetti del fratello ma con carità e umiltà, pensando sempre ai propri difetti di cui ognuno di noi abbonda.

Questa è la trascrizione:

“Non si può correggere una persona senza amore e senza carità. Non si può fare un intervento chirurgico senza anestesia: non si può, perché l’ammalato morirà di dolore. E la carità è come una anestesia che aiuta a ricevere la cura e accettare la correzione. Prenderlo da parte, con mitezza, con amore e parlagli”.

“La correzione fraterna è un atto per guarire il corpo della Chiesa. C’è un buco, lì, nel tessuto della Chiesa che bisogna ricucire. E come le mamme e le nonne, quando ricuciono, lo fanno con tanta delicatezza, così si deve fare la correzione fraterna. Se tu non sei capace di farla con amore, con carità, nella verità e con umiltà, tu farai un’offesa, una distruzione al cuore di quella persona, tu farai una chiacchiera in più, che ferisce, e tu diventerai un cieco ipocrita, come dice Gesù. ‘Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio….’. Ipocrita! Riconosci che tu sei più peccatore dell’altro, ma che tu come fratello devi aiutare a correggere l’altro”.

“Del Signore sempre c’è la croce, la difficoltà di fare una cosa buona; del Signore è sempre l’amore che ci porta alla mitezza. Non fare da giudice. Noi cristiani abbiamo la tentazione di farci come dottori: spostarci fuori del gioco del peccato e della grazia come se noi fossimo angeli… No! E’ quello che Paolo dice: ‘Non succeda che dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato’. E un cristiano che, in comunità, non fa le cose – anche la correzione fraterna – in carità, in verità e con umiltà, è uno squalificato! Non è riuscito a diventare un cristiano maturo. Che il Signore ci aiuti in questo servizio fraterno, tanto bello e tanto doloroso, di aiutare i fratelli e le sorelle a essere migliori e ci aiuti a farlo sempre con carità, in verità e con umiltà”.

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