“La nostra testimonianza sia senza condizioni”. Omelia di Papa Francesco del 30 giugno 2014

Papa Francesco, nell’omelia della Messa celebrata oggi, 30 giugno 2014, a Casa Santa Marta, ha parlato di una testimonianza cristiana senza condizioni: prendendo spunto dalla Lettura del Vangelo (Mt 8, 18-22), infatti, il Santo Padre ha affermato che il linguaggio della testimonianza deve essere fermo ed univoco, “sia sì, sì, no, no”. La memoria liturgica di oggi, nella quale si ricordano i Santi Protomartiri della Chiesa romana, ha portato il Papa ad affermare di nuovo con forza che anche oggi, ai nostri tempi, sono ancora molti i martiri che danno la loro vita per la fede.

Questa è la trascrizione:

“Sappiamo che non c’è crescita senza lo Spirito: è Lui che fa la Chiesa, è Lui che fa crescere la Chiesa, è Lui che convoca la comunità della Chiesa. Ma anche è necessaria la testimonianza dei cristiani. E quando la testimonianza arriva alla fine, quando le circostanze storiche ci chiedono una testimonianza forte, lì ci sono i martiri, i più grandi testimoni. E quella Chiesa viene annaffiata dal sangue dei martiri. E questa è la bellezza del martirio. Incomincia con la testimonianza, giorno dopo giorno, e può finire come Gesù, il primo martire, il primo testimone, il testimone fedele: con il sangue“.

“Abbiamo sentito il Vangelo, questo che dice al Signore di seguirlo, ma gli chiede una condizione: andare a congedarsi o a seppellire il padre … il Signore lo ferma: ’No!’. La testimonianza è senza condizioni. Deve essere ferma, deve essere decisa, deve essere con quel linguaggio che Gesù ci dice, tanto forte: ’Il vostro linguaggio sia sì, sì, no, no’. Questo è il linguaggio della testimonianza“.

“Oggi ci sono tanti martiri, nella Chiesa, tanti cristiani perseguitati. Pensiamo al Medio Oriente, cristiani che devono fuggire dalle persecuzioni, cristiani uccisi dai persecutori. Anche i cristiani cacciati via in modo elegante, con i guanti bianchi: anche quella è una persecuzione. Oggi ci sono più testimoni, più martiri nella Chiesa che nei primi secoli. E in questa Messa, facendo memoria dei nostri gloriosi antenati, qui a Roma, pensiamo anche ai nostri fratelli che vivono perseguitati, che soffrono e che con il loro sangue fanno crescere il seme di tante Chiese piccoline che nascono. Preghiamo per loro e anche per noi“.

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