“Per capire l’amore di Dio dobbiamo farci piccoli”. Omelia di Papa Francesco del 27 giugno 2014

“Oggi è la festa dell’amore di Dio in Gesù Cristo, dell’amore di Dio per noi, dell’amore di Dio in noi”: lo ha detto Papa Francesco oggi, 27 giugno 2014, nell’omelia della Messa celebrata a Casa Santa Marta nel giorno in cui la Chiesa celebra il Sacratissimo Cuore di Gesù. Per capire l’amore di Dio, ha detto il Santo Padre, dobbiamo farci piccoli, come scritto nella Prima Lettura (Dt 7, 6-11) nella quale Mosè ricorda al popolo eletto che è stato scelto perché il più piccolo di tutti gli altri; il Vangelo (Mt 11, 25-30), inoltre, rafforza questo aspetto, ha sottolineato il Papa: Gesù, infatti, loda il Signore Dio perché “ha nascosto le cose divine ai dotti e le ha rivelate ai piccoli”. Papa Francesco ha concluso la sua omelia ricordando un aspetto particolare dell’amore di Dio: Lui ci ha amati per primo, è sempre prima di noi, ci aspetta.

Questa è la trascrizione:

“Ci sono due tratti dell’amore. Primo, l’amore è più nel dare che nel ricevere. Il secondo tratto: l’amore è più nelle opere che nelle parole. Quando diciamo che è più nel dare che nel ricevere, è che l’amore si comunica: sempre, comunica. E viene ricevuto dall’amato. E quando diciamo che è più nelle opere che nelle parole, l’amore sempre dà vita, fa crescere”.

“Questa è la tenerezza del Signore, nel suo amore; questo è quello che Lui ci comunica e ci dà la forza alla nostra tenerezza. Ma se noi ci sentiamo forti, mai avremo l’esperienza della carezza del Signore, le carezze del Signore, tanto belle… tanto belle. ‘Non temere, io sono con te, io ti prendo per mano…’. Sono tutte parole del Signore che ci fanno capire quel misterioso amore che Lui ha per noi. E quando Gesù parla di sé stesso, dice: ‘Io sono mite e umile di cuore’. Anche Lui, il Figlio di Dio, si abbassa per ricevere l’amore del Padre”.

“Quando noi arriviamo, Lui c’è. Quando noi lo cerchiamo, Lui ci ha cercato prima. Lui è sempre avanti a noi, ci aspetta per riceverci nel suo cuore, nel suo amore. E queste due cose possono aiutarci a capire questo mistero dell’amore di Dio con noi. Per esprimersi ha bisogno della nostra piccolezza, del nostro abbassarci. E, anche, ha bisogno del nostro stupore quando lo cerchiamo e lo troviamo lì, aspettandoci”.

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