“Questa settimana ci farà bene prendere il Crocifisso in mano e baciarlo tante volte e dire: grazie Gesù”. Udienza Generale di Papa Francesco del 16 aprile 2014

Papa Francesco, nell’Udienza Generale di oggi, 16 aprile 2014, in piazza San Pietro, ha sviluppato la sua catechesi prendendo spunto dalla Liturgia odierna (Mt 26, 14-25), centrata sull’episodio evangelico del tradimento di Gesù. “Quanto mi date se io ve lo consegno?”: con queste parole di Giuda che danno un prezzo da quel momento a Gesù, inizia la Passione di Cristo, “un percorso doloroso che Egli sceglie con assoluta libertà”. Gesù vince il male nell’umiliazione e nella spogliazione, ha detto il Papa e “permette che il male si accanisca su di Lui e lo prende su di sé per vincerlo”. Il Santo Padre ha invitato tutti, in questa Settimana Santa a pensare al dolore di Gesù ripetendo a noi stessi che “questo lo ha fatto per me”, insistendo: “anche se fossi stato l’unica persona al mondo Lui lo avrebbe fatto. Lo ha fatto per me!”; e baciando il Crocifisso, dire: “per me… grazie Gesù, per me”.
Questo è il filmato integrale dell’Udienza; la catechesi del Santo Padre inizia al minuto 19:47 :

Queste le parole di Papa Francesco:

Cari fratelli e sorelle, buon giorno!
oggi a metà della Settimana Santa, la liturgia ci presenta un episodio triste: il racconto del tradimento di Giuda, che si reca dai capi del Sinedrio per mercanteggiare e consegnare ad essi il suo Maestro. Quanto mi date se io ve lo consegno? E Gesù, da quel momento ha un prezzo. Questo atto drammatico segna l’inizio della Passione di Cristo, un percorso doloroso che Egli sceglie con assoluta libertà. Lo dice chiaramente Lui stesso: «Io do la mia vita… Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo». E così comincia la via dell’umiliazione e della spogliazione con questo tradimento. Gesù, come se fosse nel mercato: questo costa trenta denari e Gesù percorre questa via dell’umiliazione e della spogliazione fino in fondo.
Gesù raggiunge la completa umiliazione con la «morte di croce». Si tratta della morte peggiore, quella che era riservata agli schiavi e ai delinquenti. Gesù era considerato un profeta, ma muore come un delinquente. Guardando Gesù nella sua passione, noi vediamo come in uno specchio anche le sofferenze di tutta l’umanità e troviamo la risposta divina al mistero del male, del dolore, della morte. Tante volte avvertiamo orrore per il male e il dolore che ci circonda e ci chiediamo: «Perché Dio lo permette?». È una profonda ferita per noi vedere la sofferenza e la morte, specialmente quella degli innocenti! Quando vediamo soffrire i bambini è una ferita nel cuore è il mistero del male e Gesù prende tutto questo male, tutta questa sofferenza su di sé. Questa settimana ci farà bene a tutti noi guardare il Crocifisso baciare le piaghe di Gesù, baciarle nel Crocifisso. Lui ha preso su di sé tutta la sofferenza umana, si è rivestito di quella sofferenza.
Noi attendiamo che Dio nella sua onnipotenza sconfigga l’ingiustizia, il male, il peccato e la sofferenza con una vittoria divina trionfante. Dio invece ci mostra una vittoria umile che umanamente sembra un fallimento. E possiamo dire che Dio vince nel fallimento. Il Figlio di Dio, infatti, appare sulla croce come uomo sconfitto: patisce, è tradito, è vilipeso e infine muore. Gesù permette che il male si accanisca su di Lui e lo prende su di sé per vincerlo. La sua passione non è un incidente; la sua morte – quella morte – era “scritta”. Davvero non abbiamo tanta spiegazione: è un mistero sconcertante è il mistero della grande umiltà di Dio: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». Questa settimana pensiamo tanto al dolore di Gesù e ci diciamo noi stessi “questo è per me” “anche se fossi stato l’unica persona al mondo Lui lo avrebbe fatto. Lo ha fatto per me! E baciamo il Crocifisso e diciamo “Per me… Grazie Gesù, per me”.
Quando tutto sembra perduto, quando non resta più nessuno perché percuoteranno «il pastore e saranno disperse le pecore del gregge», è allora che interviene Dio con la potenza della risurrezione. La risurrezione di Gesù non è il finale lieto di una bella favola, non è l’happy end di un film, ma è l’intervento di Dio Padre dove si infrange la speranza umana. Nel momento nel quale tutto sembra perduto, nel momento del dolore nel quale tante persone sentono il bisogno di scendere dalla Croce, è il momento più vicino alla Resurrezione. La notte diventa più oscura proprio prima che incominci la mattina, prima che incominci la luce, e nel momento più oscuro interviene Dio e risuscita.
Gesù, che ha scelto di passare per questa via, ci chiama a seguirlo nel suo stesso cammino dell’umiliazione. Quando in certi momenti della vita non troviamo alcuna via di uscita alle nostre difficoltà, quando sprofondiamo nel buio più fitto, è il momento della nostra umiliazione e spogliazione totale, l’ora in cui sperimentiamo che siamo fragili e peccatori. È proprio allora in quel momento che non dobbiamo mascherare il nostro fallimento, ma aprirci fiduciosi alla speranza in Dio, come ha fatto Gesù. Cari fratelli e sorelle, questa settimana ci farà bene prendere il Crocifisso in mano e baciarlo tante volte e dire grazie Gesù, grazie Signore. Così sia.

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