“Apriamoci alla salvezza che viene da Dio, dalla fede”. Omelia di Papa Francesco del 27 marzo 2014

Questa mattina, 27 marzo 2014, Papa Francesco ha celebrato la Santa Messa nella Basilica Vaticana alla presenza di circa 500 parlamentari italiani. Nell’omelia, il Santo Padre ha preso spunto dalla Lettura del Vangelo (Lc 11, 14-23) nella quale Gesù non viene riconosciuto come Messia: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni» per sottolineare la cecità di molti uomini, ma soprattutto, dei leader politici, nei riguardi di Dio. Dalla Prima Lettura (Ger 7, 23-28), il Papa descrive il dolore del Signore nel vedersi rifiutato dal suo popolo, nell’osservare una generazione che si giustifica per i suoi peccati. Persone che sono passate da una teologia della fede a una teologia del dovere, quelli che Gesù chiama “sepolcri imbiancati”.

Questa è la trascrizione:

“Il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. E’ tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio”.
“Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore. Nella dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto! Invece, nella logica della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si deve… Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, ‘sepolcri imbiancati’”.
“In questa strada della Quaresima ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: Ma io sono su questa strada? O ho il pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada?, una strada congiunturale, perché non porta a nessuna promessa. E preghiamo il Signore che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi ‘dottori del dovere’, che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere”.

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