“Non vergogniamoci della carne del nostro fratello”. Omelia di Papa Francesco del 7 marzo 2014

L’omelia pronunciata oggi, 7 marzo 2014, da Papa Francesco nella Messa celebrata a Casa Santa Marta, sembra essere un prolungamento e un approfondimento di uno dei temi trattati nel corso dell’incontro avuto con i sacerdoti romani ieri nell’Aula Paolo VI. Prendendo spunto dalla Lettura del Vangelo (Mt 9, 14-15), infatti, nella quale i dottori della legge criticano i discepoli per il fatto di non rispettare il digiuno, a differenza loro e dei farisei che invece di digiuni ne praticano molti, il Santo Padre ha parlato della formalità dell’osservanza, che trasforma la vita religiosa in un’etica. Richiamando Isaia nella Prima Lettura (Is 58, 1-9), il Papa ha sottolineato come il digiuno che desidera il Signore, sia soprattutto quello che si preoccupa della vita del fratello, che non si vergogna della carne del fratello. “Il digiuno più difficile – ha affermato – è quello della bontà”: quello del Buon Samaritano che si china sull’uomo ferito. E ha ripetuto a tutti noi, le stesse domande formulate ieri ai sacerdoti della sua diocesi: “So carezzare gli ammalati, gli anziani, i bambini o ho perso il senso della carezza?”, “Mi vergogno della carne di mio fratello?”.

Questa è la trascrizione:

“Ricevere dal Signore l’amore di un Padre, ricevere dal Signore l’identità di un popolo e poi trasformarla in una etica è rifiutare quel dono di amore. Questa gente ipocrita sono persone buone, fanno tutto quello che si deve fare. Sembrano buone! Sono eticisti, ma eticisti senza bontà, perché hanno perso il senso di appartenenza a un popolo! La salvezza, il Signore la dà dentro un popolo, nell’appartenenza a un popolo”.
“Quello è il digiuno che vuole il Signore! Digiuno che si preoccupa della vita del fratello, che non si vergogna – lo dice Isaia stesso – della carne del fratello. La nostra perfezione, la nostra santità va avanti con il nostro popolo, nel quale noi siamo eletti e inseriti. Il nostro atto di santità più grande è proprio nella carne del fratello e nella carne di Gesù Cristo. L’atto di santità di oggi, nostro, qui, nell’altare, non è un digiuno ipocrita: è non vergognarci della carne di Cristo che viene oggi qui! E’ il mistero del Corpo e del Sangue di Cristo. E’ andare a dividere il pane con l’affamato, a curare gli ammalati, gli anziani, quelli che non possono darci niente in contraccambio: quello è non vergognarsi della carne!”.
“Quando io do l’elemosina, lascio cadere la moneta senza toccare la mano? E se per caso la tocco, faccio così, subito? Quando io do un’elemosina, guardo negli occhi di mio fratello, di mia sorella? Quando io so che una persona è ammalata, vado a trovarla? La saluto con tenerezza? C’è un segno che forse ci aiuterà, è una domanda: so carezzare gli ammalati, gli anziani, i bambini o ho perso il senso della carezza? Questi ipocriti non sapevano carezzare! Se ne erano dimenticati… Non vergognarsi della carne di nostro fratello: è la nostra carne! Come noi facciamo con questo fratello, con questa sorella, saremo giudicati”.

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