“Un cristiano che rimane fermo è ammalato”. Omelia di Papa Francesco del 14 febbraio 2014

Papa Francesco, nell’omelia della Messa celebrata oggi, 14 febbraio 2014 a Casa Santa Marta, ha tracciato il profilo e l’identità del discepolo. Prendendo spunto dalla Prima Lettura (At 13,46-49) «Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra» il Santo Padre ha sottolineato che il cristiano è inviato: “è un discepolo del Signore che cammina, che va sempre avanti”. Gesù – ha continuato il Papa – ci spinge ad andare agli incroci delle strade, per incontrare tutti, anche i cattivi; se dovessero presentarsi delle difficoltà, bisogna proseguire oltre, “per annunziare che il Regno di Dio è vicino”. Dalla Lettura del Vangelo (Lc 10,1-9), Papa Francesco introduce un altro aspetto: “il cristiano deve rimanere sempre agnello”, non “scemo” ha sottolineato, ma agnello sempre, perché il Signore ci difende e non ci lascia soli. Il terzo aspetto che caratterizza il discepolo di Cristo è la gioia: “i cristiani sono persone che esultano perché conoscono il Signore e portano il Signore” – ha detto il Papa, aggiungendo – “non si può camminare in cristiano senza gioia, non si può camminare come agnello senza gioia. Anche nei problemi, anche nelle difficoltà, anche nei propri sbagli e peccati c’è la gioia di Gesù che sempre perdona e aiuta”.


Questa è la trascrizione:

“Non si può pensare a un cristiano fermo: un cristiano che rimane fermo è ammalato, nella sua identità cristiana, ha qualche malattia in quella identità. Il cristiano è discepolo per camminare, per andare. Ma il Signore questo anche, alla fine – l’abbiamo sentito nel Salmo, il congedo del Signore – alla fine: ‘Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo’. Andate. Camminate. Ecco: un primo atteggiamento dell’identità cristiana è camminare, e camminare anche se ci sono difficoltà, andare oltre le difficoltà”.
“Come agnelli… Non diventare lupi… Perché, a volte, la tentazione ci fa pensare: ‘Ma questo è difficile, questi lupi sono furbi e io sarò anche più furbo di loro, eh?’. Agnello. Non scemo, ma agnello. Agnello. Con l’astuzia cristiana, ma agnello sempre. Perché se tu sei agnello, Lui ti difende. Ma se tu ti senti forte come il lupo, Lui non ti difende, ti lascia solo, e i lupi ti mangeranno crudo”.
“Non fanno un favore al Signore né alla Chiesa quei cristiani che hanno un tempo di adagio-lamentoso, che vivono sempre così, lamentandosi, di tutto, tristi… Questo non è lo stile del discepolo. Sant’Agostino dice ai cristiani: ‘Vai, vai avanti, canta e cammina!’. Con la gioia: è quello lo stile del cristiano. Annunciare il Vangelo con gioia. E il Signore fa tutto. Invece, la troppa tristezza, questa troppa tristezza, anche l’amarezza ci porta a vivere un cosiddetto cristianesimo senza Cristo: la Croce svuota i cristiani che sono davanti al Sepolcro piangendo, come la Maddalena, ma senza la gioia di aver trovato il Risorto”.

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