“Dio non ci salva per una legge, ci salva con la sua vita”. Omelia di Papa Francesco del 22 ottobre 2013

Papa Francesco, nell’omelia della Messa celebrata oggi, 22 ottobre 2013, a Casa Santa Marta, prende spunto dalla Prima Lettura (Rm 5, 12. 15b. 17-19. 20b-21) per aiutarci ad entrare nel Mistero di Dio. Non basta l’intelligenza, ma serve la contemplazione per comprendere la vicinanza di Dio, che entra nella nostra vita, cammina con noi, cura le nostre ferite e lo fa con sovrabbondanza di grazia e di amore.

“La Chiesa, quando vuole dirci qualcosa sul mistero di Dio, soltanto usa una parola: meravigliosamente. Questo mistero, è un mistero meraviglioso. Un uomo ha fatto il peccato, un uomo ci ha salvato. E’ il Dio vicino! E’ vicino a noi, alla nostra storia. Dal primo momento, quando ha scelto nostro Padre Abramo, ha camminato con il suo popolo. E questo si vede anche con Gesù che fa un lavoro di artigiano, di operaio. Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia. Ognuno di noi sa le sue miserie, le conosce bene. E abbondano! Ma la sfida di Dio è vincere questo, guarire le piaghe come ha fatto Gesù. Anzi di più: fare quel regalo sovrabbondante del suo amore, della sua grazia. E così si capisce quella preferenza di Gesù per i peccatori. Alcuni Santi dicono che uno dei peccati più brutti sia la diffidenza: diffidare di Dio. Ma come possiamo diffidare di un Dio così vicino, così buono, che preferisce il nostro cuore peccatore? Questo mistero non è facile capirlo, non si capisce bene, con l’intelligenza. Soltanto, forse, ci aiuteranno queste tre parole: contemplazione, vicinanza e abbondanza. E’ un Dio che sempre vince con la sovrabbondanza della sua grazia, con la sua tenerezza, con la sua ricchezza di misericordia”.

Questa è la trascrizione:

“Contemplare il mistero, questo che Paolo ci dice qui, sulla nostra salvezza, sulla nostra redenzione, soltanto si capisce in ginocchio, nella contemplazione. Non soltanto con l’intelligenza. Quando l’intelligenza vuole spiegare un mistero, sempre – sempre! – diventa pazza! E così è accaduto nella Storia della Chiesa. La contemplazione: intelligenza, cuore, ginocchia, preghiera … tutto insieme, entrare nel mistero. Quella è la prima parola che forse ci aiuterà”.

“A me, l’immagine che viene è quella dell’infermiere, dell’infermiera in un ospedale: guarisce le ferite ad una ad una, ma con le sue mani. Dio si coinvolge, si immischia nelle nostre miserie, si avvicina alle nostre piaghe e le guarisce con le sue mani, e per avere mani si è fatto uomo. E’ un lavoro di Gesù, personale. Un uomo ha fatto il peccato, un uomo viene a guarirlo. Vicinanza. Dio non ci salva soltanto per un decreto, una legge; ci salva con tenerezza, ci salva con carezze, ci salva con la sua vita, per noi”.

“Nel cuore di questa gente abbondava il peccato. Ma Lui andava da loro con quella sovrabbondanza di grazia e di amore. La grazia di Dio sempre vince, perché è Lui stesso che si dona, che si avvicina, che ci accarezza, che ci guarisce. E per questo ma, forse ad alcuni di noi non piace dire questo, ma quelli che sono più vicini al cuore di Gesù sono i più peccatori, perché Lui va a cercarli, chiama tutti: ‘Venite, venite!’. E quando gli chiedono una spiegazione, dice: ‘Ma, quelli che hanno buona salute non hanno bisogno del medico; io sono venuto per guarire, per salvare’”.

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