“Qual è veramente il posto giusto?” – Omelia di Benedetto XVI del 1 settembre 2013

Benedetto XVI

Benedetto XVI ha celebrato domenica mattina, 1° settembre, nella cappella di Santa Maria Madre della Famiglia, nel palazzo del Governatorato del Vaticano, una messa  in occasione del tradizionale seminario estivo dei suoi ex allievi, il cosiddetto Ratzinger Schülerkreis. All’incontro di quest’anno, che di solito si svolge a Castel Gandolfo, Benedetto XVI non ha preso parte, per via della sua decisione di evitare impegni pubblici.

Alla messa hanno partecipato circa cinquanta persone. Con Benedetto XVI hanno concelebrato, tra gli altri, i cardinali Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna; l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, il vescovo Barthélemy Adoukonou, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, e il vescovo ausiliare di Amburgo, monsignor Hans-Jochen Jaschke.

L’omelia di Ratzinger ha preso spunto dalla domanda presente nella lettura del Vangelo domenicale: “Ognuno nella vita vuole trovare il suo posto buono: ma quale è veramente il posto giusto?”

Queste le parole del pontefice emerito, come riportato da L’Osservatore Romano:

«Un posto che può sembrare molto buono, può rivelarsi per essere un posto molto brutto: accade così che i primi siano stati rovesciati e improvvisamente siano diventati ultimi. Anche durante l’ultima Cena i discepoli litigano per i posti migliori: Gesù si presenta invece come colui che serve. Gesù, nato nella stalla e morto sulla Croce, ci dice che il posto giusto è quello vicino a lui, il posto secondo la sua misura. E l’apostolo, in quanto inviato di Cristo, è l’ultimo nell’opinione del mondo ma proprio per questo è vicino a Gesù.
Chi in questo mondo e in questa storia forse viene spinto in avanti e arriva ai primi posti, deve sapere di essere in pericolo; deve guardare ancora di più al Signore, misurarsi a lui, misurarsi alla responsabilità per l’altro, deve diventare colui che serve, quello che nella realtà è seduto ai piedi dell’altro, e così benedice e a sua volta diventa benedetto.
Cristo, il Figlio di Dio, scende per servire noi e questo fa l’essenza di Dio, che consiste nel piegarsi verso di noi: l’amore, il sì ai sofferenti, l’elevazione dall’umiliazione. Ecco perché noi ci troviamo sulla via di Cristo, sulla giusta via se in sua vece e come lui proviamo a diventare persone che scendono per entrare nella vera grandezza, nella grandezza di Dio che è la grandezza dell’amore. La croce, nella storia, è l’ultimo posto e il crocifisso non ha nessun posto, è un non-posto: è stato spogliato, è un nessuno, eppure Giovanni nel Vangelo vede questa umiliazione estrema come la vera esaltazione.
Così, Gesù è più alto; sì, è all’altezza di Dio perché l’altezza della croce è l’altezza dell’amore di Dio, l’altezza della rinuncia di se stesso e la dedizione agli altri. Così, questo è il posto divino, e noi vogliamo pregare Dio che ci doni di comprendere questo sempre di più e di accettare con umiltà, ciascuno a modo proprio, questo mistero dell’esaltazione e dell’umiliazione.
Senza la gratuità del perdono nessuna società può crescere; le più grandi cose della vita, cioè l’amore, l’amicizia, la bontà, il perdono, non le possiamo pagare, perché sono gratis, nello stesso modo in cui Dio ci dona a titolo gratuito.
Così, pur nella lotta per la giustizia nel mondo, non dobbiamo mai dimenticare la gratuità di Dio, il continuo dare e ricevere, e dobbiamo costruire sul fatto che il Signore dona a noi, che ci sono persone buone che ci donano gratis la loro bontà, che ci sopportano a titolo gratuito, ci amano e sono buone con noi gratis; e poi, a nostra volta, donare questa gratuità per avvicinare così il mondo a Dio, per diventare simili a lui, per aprirci a lui».

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