Conclave /2 – Marc Ouellet

Nato in un piccolo centro del Québec nel 1944, Marc Ouellet nel 2001 fu consacrato vescovo da papa Giovanni Paolo II, che lo stesso anno lo aveva nominato segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Nel 2002 fu eletto arcivescovo di Québec e primate del Canada. Ha lavorato al fianco di Giovanni Paolo II come segretario del Concilio Pontificale che ha promosso l’unità Cristiana. Venne proclamato cardinale nel 2003 sempre da papa Giovanni Paolo II e partecipò nel 2005 al suo primo conclave.

Marc Ouellet

Il 30 giugno 2010 Benedetto XVI lo nominò prefetto della Congregazione per i Vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina e, il 6 aprile 2011, membro del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.
E’ discepolo di un gigante della teologia del Novecento, Hans Urs von Balthasar, al pari di un altro cardinale francese, Philippe Barbarin, e soprattutto dell’arcivescovo di Milano Angelo Scola. Divenne membro associato a Communio, la rivista teologica fondata, tra gli altri, da Joseph Ratzinger e dallo stesso Hans Urs von Balthasar e improntata a temi moderati e conservatori.

Nel 2005, in riferimento alle gravi condizioni di salute di Karol Wojtyła, dichiarò: «Il Pontefice ha affermato più volte in passato di voler rimanere al suo posto fino all’ultimo respiro. Credo che si meriti di morire da Papa. Penso che dopo tutto quello che ci ha dato in 27 anni di pontificato, debba ora rimanere al suo posto».

Al secondo Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, organizzato dal Pontificio Consiglio per i Laici, tenutosi nel 2006 a Rocca di Papa sul tema “La bellezza di essere cristiani e la gioia di comunicarlo”, ispirato all’omelia della Messa di inizio del Pontificato di Papa Benedetto XVI, le tre relazioni principali furono affidate ai Cardinali Christoph Schönborn, Marc Ouellet e Angelo Scola, che affrontarono questioni cristologiche (“Cristo, il più bello tra i figli di Adamo”), ecclesiologiche (“La bellezza di essere cristiani”) e pastorali (“Movimenti ecclesiali e nuove comunità nella missione della Chiesa: priorità e prospettive”).

Nel 2007 c’è stata in Canada, la scomunica ‘latae sententiae’ del movimento “Comunità della Signora di tutti i Popoli” più conosciuto come l'”Esercito di Maria“, perché eretico. La dichiarazione di scomunica è stata emessa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede dopo una serie di consultazioni con i vescovi canadesi, che già nel 2001 avevano espresso il proprio giudizio con una nota dottrinale negativa.

Nel 2008 il cardinale Marc Ouellet, presidente del Congresso eucaristico internazionale, durante l’omelia della Messa che ha concluso i lavori della seconda giornata del Congresso eucaristico internazionale di Québec 2008, affermò: “Noi che celebriamo il Pane del cielo, il dono di Dio per la vita del mondo, non possiamo saziarci di questo pane di vita senza preoccuparci della sorte degli affamati. Diciamo di nuovo si alla condivisione del pane quotidiano con tutti gli affamati, chiedendo allo Spirito Santo di rinnovare la nostra fedeltà entusiasta verso la Santa Eucaristia, dono di Dio per eccellenza”.

Nel Sinodo dei Vescovi del 2008 sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, il cardinale Marc Ouellet, relatore generale, disse: «In un mondo in via di globalizzazione, con i nuovi mezzi di comunicazione, il campo della missione è aperto a nuove iniziative d’evangelizzazione in uno spirito di autentica inculturazione. Siamo nell’era di Internet e le possibilità di accedere alla Sacra Scrittura si sono moltiplicate. Il Sinodo deve ascoltare, discernere e incoraggiare i progetti di trasmissione e di trasposizione delle Sacre Scritture in tutti questi nuovi linguaggi che aspettano di servire la Parola di Dio».

Nell’Incontro internazionale dei sacerdoti che ha preparato la conclusione dell’Anno Sacerdotale nel 2010, il cardinale Ouellet, citando Benedetto XVI, disse: “Il sacerdote che agisce in persona Christi Capitis e in rappresentanza del Signore non agisce mai in nome di un assente, ma nella Persona stessa di Cristo Risorto, che si rende presente con la sua azione realmente efficace”. Il Cardinale augurò ai sacerdoti che lo ascoltavano di “conservare una viva coscienza di agire in persona Christi, nell’unità della Persona di Cristo. Senza di ciò, il nutrimento che offriamo ai fedeli perde il gusto del mistero e il sale della nostra vita sacerdotale diventa insipido”.

Nel 2011 dichiarò che la relativizzazione della Bibbia, che nega il suo valore di Parola di Dio, rappresenta un’autentica crisi sia esterna che interna alla Chiesa stessa, aggiungendo che “Una nuova ragion di Stato impone la sua legge e cerca di relegare in secondo piano le radici cristiane dell’Europa. Sembrerebbe che, in nome della laicità, la Bibbia debba essere relativizzata, per dissolversi in un pluralismo religioso e scomparire come referente culturale normativo. La crisi è penetrata anche all’interno della Chiesa, visto che una certa esegesi razionalista si è impossessata della Bibbia per sezionare le varie tappe e forme della sua composizione umana, eliminando i prodigi e i miracoli, moltiplicando le ipotesi e seminando non di rado confusione tra i fedeli”.

Nel Simposio “Verso la guarigione e il rinnovamento”, organizzato dall’Università Gregoriana di Roma nel 2012, sottolineò con forza che la vicenda degli abusi sessuali sui minori compiuti da sacerdoti è fonte di grande vergogna e scandalo. “Mai più!” tuonò il cardinale Ouellet, richiamando le parole del Beato Giovanni Paolo II, ribadendo l’intollerabilità che l’abuso sessuale possa avvenire nella Chiesa, pur ammettendo che non è stato fatto tutto il possibile in passato per impedire che i responsabili degli abusi potessero colpire nuovamente.

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